Swift precipita sulla Terra, fallita la missione di salvataggio della Nasa
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il tentativo di salvare il telescopio spaziale Neil Gehrels Swift Observatory è ufficialmente fallito e lo strumento, che da oltre vent'anni scruta il cosmo alla ricerca delle esplosioni più violente, è destinato a rientrare nell'atmosfera terrestre entro la fine dell'anno.
La Nasa e Katalyst Space Technologies hanno infatti annunciato che la sonda robotica Link non proverà ad agganciare il celebre osservatorio per spingerlo verso un'orbita più elevata, una decisione maturata dopo aver constatato che i gravi problemi al controllo dell'assetto, emersi alla fine di luglio, non hanno trovato una soluzione praticabile per tentare una manovra tanto delicata e rischiosa.
Il veicolo, lanciato il 3 luglio scorso proprio con l'obiettivo di raggiungere Swift e prolungarne la vita operativa, continuerà comunque la propria missione in forma ridotta, ma il destino del telescopio è ormai segnato: senza il reboost che avrebbe dovuto portarlo dai circa 345 chilometri attuali verso i 600 chilometri inizialmente previsti, lo strumento continuerà inesorabilmente a perdere quota fino a disintegrarsi.
Un addio annunciato dopo i guasti a Link
La rinuncia alla complessa operazione di cattura e sollevamento orbitale è stata comunicata congiuntamente dall'agenzia spaziale statunitense e dall'azienda aerospaziale Katalyst, dopo che i tecnici hanno valutato l'impossibilità di risolvere i persistenti malfunzionamenti del sistema di controllo d'assetto che affliggono Link dalla fine di luglio.
Il guasto, la cui natura tecnica non è stata dettagliata nei comunicati ufficiali, ha reso la sonda incapace di mantenere l'orientamento e la stabilità necessari per avvicinarsi al telescopio con la precisione richiesta da una manovra di aggancio, che avrebbe richiesto un allineamento perfetto tra i due veicoli in rapido movimento. La decisione, giudicata inevitabile dagli addetti ai lavori, mette fine a ogni speranza di estendere la vita operativa dello strumento, che avrebbe potuto continuare a raccogliere dati fondamentali per la comprensione dei fenomeni più estremi dell'universo.
La fine di un'era per l'astronomia
Il Neil Gehrels Swift Observatory, lanciato nel novembre del 2004, ha rappresentato per la comunità scientifica internazionale una risorsa insostituibile nel campo dell'astrofisica delle alte energie, grazie alla sua capacità di rilevare e puntare rapidamente i lampi di raggi gamma, le esplosioni più luminose e distanti conosciute, fornendo dati cruciali su buchi neri, supernove e altri fenomeni catastrofici.
Con l'abbandono del piano di salvataggio, il telescopio si trova ora su una traiettoria discendente che, secondo le stime disponibili, lo porterà a rientrare nell'atmosfera terrestre non prima del mese di ottobre, anche se la data esatta rimane incerta e dipenderà dall'attività solare e dalla densità degli strati atmosferici superiori.
Il rientro, che comporterà la distruzione dello strumento per attrito con l'aria, segnerà la conclusione di una missione che ha rivoluzionato la comprensione dei processi fisici che governano le esplosioni cosmiche, con un impatto scientifico che ha superato ampiamente la sua durata operativa prevista.
Il destino del telescopio e i dettagli del rientro
Swift si trovava a una quota di circa 345 chilometri quando la Nasa e Katalyst hanno preso la decisione di non procedere con il tentativo di salvataggio, una quota che, sebbene non critica nell'immediato, è destinata a diminuire progressivamente a causa del residuo atmosferico presente a quelle altitudini che rallenta gradualmente i satelliti in orbita bassa.
Senza l'intervento di Link, che avrebbe dovuto effettuare una serie di accensioni per innalzare il perigeo dell'orbita fino a portarlo a una distanza di sicurezza di circa 600 chilometri, il telescopio è condannato a un lento ma inesorabile decadimento orbitale che lo porterà a incendiarsi nell'atmosfera.
La maggior parte del veicolo, composto da materiali che si frammentano e vaporizzano ad alte temperature, dovrebbe disintegrarsi completamente prima di raggiungere la superficie terrestre, riducendo al minimo il rischio per le persone e le infrastrutture al suolo, un aspetto che gli ingegneri hanno comunque tenuto in considerazione nella pianificazione della fase finale della missione.
La sonda Link, nonostante il fallimento dell'obiettivo primario, non sarà completamente inutilizzata: la Nasa e Katalyst hanno fatto sapere che il veicolo continuerà a operare in una capacità ridotta, svolgendo eventualmente compiti secondari o dimostrazioni tecnologiche che non richiedano la precisione dell'aggancio.
La missione, che era stata concepita come un pionieristico esperimento di manutenzione e prolungamento della vita operativa di satelliti in orbita bassa, si trasforma così in un caso di studio sulle difficoltà tecniche e sui rischi intrinseci delle operazioni di rendezvous spaziale, fornendo lezioni preziose per future iniziative analoghe.
Il rientro di Swift, previsto per i prossimi mesi, chiuderà un capitolo importante dell'esplorazione spaziale, ma i dati raccolti in due decenni di attività continueranno a essere analizzati dagli scienziati per anni a venire, garantendo che il suo lascito scientifico sopravviva alla sua distruzione fisica.
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