Trump elogia Meloni, la definisce "amica" e dice che "cerca sempre di aiutare" nella guerra in Iran. Il Pd attacca: "Parole gravi"
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Redazione Interno
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Una telefonata intercorsa tra il tycoon e il Corriere della Sera ha riportato al centro del dibattito politico italiano il rapporto privilegiato che intercorrerebbe tra il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il nuovo inquilino della Casa Bianca, Donald Trump. Nel corso della conversazione, avvenuta da Mar-a-Lago al termine del vertice “Scudo delle Americhe”, il leader americano non ha lesinato complimenti, definendo la presidente del Consiglio “una grande leader” e ribadendo un concetto, quello dell’amicizia personale, che aveva già accennato in passato. “Amo l’Italia”, avrebbe dichiarato Trump, per poi aggiungere, con una franchezza che non ammette giri di parole, che Meloni “cerca sempre di aiutare”. Ed è proprio su quel “aiutare”, riferito al contesto bellico in corso tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che si è acceso lo scontro politico.
Il significato di un verbo: aiuto militare o sostegno tra alleati?
La domanda del giornalista, stando a quanto ricostruito, mirava a sondare il pensiero del presidente americano in merito alla decisione del governo italiano di inviare assetti navali per la difesa di Cipro, un’isola che, sebbene membro dell’Unione Europea, si è trovata in prima linea nel conflitto dopo essere finita nel mirino di droni iraniani. La replica di Trump è stata secca: Meloni “cerca sempre di aiutare, è un’ottima leader ed è una mia amica”, avrebbe scandito, suggellando di fatto l’esistenza di una sintonia operativa, oltre che politica. Il riferimento, implicito ma neppure troppo, era alla fregata italiana in procinto di salpare verso le acque cipriote, un’iniziativa che Roma ha inquadrato come atto di solidarietà europea e di prevenzione, in virtù dell’articolo 42.7 del Trattato Ue, quello che sancisce l’obbligo di soccorso in caso di attacco a uno Stato membro. Una missione difensiva, dunque, o almeno questa è la versione ufficiale, che Trump, però, sembra interpretare come un tassello di un più ampio supporto alla causa americana e israeliana.
La reazione del Partito Democratico: una guerra illegale
Parole, quelle del presidente americano, che hanno immediatamente innescato la reazione delle opposizioni. Il responsabile Esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano, ha parlato di affermazioni “gravi e inquietanti”, sottolineando come l’esecutivo dovrebbe chiarire una volta per tutte la propria posizione. La sinistra, attraverso i suoi esponenti, ha letto nelle dichiarazioni di Trump la conferma di un coinvolgimento italiano in quella che viene definita una guerra “illegittima” voluta da Washington e da Tel Aviv. Il nodo, per i dem, non è tanto l’invio di mezzi per la difesa di Cipro, quanto la cornice politica in cui quell’invio si inserisce: l’idea che l’Italia stia operando non per fermare il conflitto, ma per assecondare le strategie belliche dell’alleato americano. Una visione, questa, che collide con le ripetute dichiarazioni pubbliche della stessa Meloni, la quale, in un video diffuso sui social, ha ribadito che l’Italia “non è parte del conflitto e non intende diventarne parte”, lavorando piuttosto per una de-escalation.
La posizione dell’Italia e il coordinamento europeo
Nel tentativo di tenere insieme i due binari, quello dell’alleanza atlantica e quello della vocazione diplomatica, la presidente del Consiglio ha promosso un confronto serrato con Francia, Germania e Regno Unito, ovvero con i partner europei maggiori. Un coordinamento, ha spiegato Meloni, necessario per affrontare la crisi mediorientale in modo coeso e per rafforzare l’azione diplomatica, evitando un’ulteriore escalation. Da qui, la scelta di inviare una fregata a Cipro, una mossa che Roma inquadra come un’azione di difesa dei confini europei più che come un intervento diretto nei bombardamenti. Una distinzione sottile, quella tra il “partecipare” e il “proteggere”, che la lettura trumpiana sembra tuttavia ignorare, assorbendo ogni gesto italiano nella logica del sostegno incondizionato alla guerra. Il governo, dal canto suo, continua a ribadire la linea ufficiale: nessun soldato italiano combatterà in Iran, ma la solidarietà a un paese Ue come Cipro è un dovere.
Le critiche agli altri alleati europei
A rendere ancor più significativo l’elogio riservato a Meloni è il contesto delle dichiarazioni contemporanee di Trump sugli altri leader del Vecchio Continente. Il presidente americano, infatti, non ha risparmiato strali al primo ministro britannico Keir Starmer, reo, a suo dire, di aver annunciato l’invio di portaerei in Medio Oriente solo a “guerra vinta”, quando ormai il conflitto volgerebbe a favore degli Stati Uniti. Una critica velenosa, che disegna una gerarchia precisa: da una parte, l’Italia di Meloni, percepita come amica leale e tempestiva; dall’altra, un Regno Unito giudicato esitante, se non addirittura inaffidabile. Una dinamica, questa, che rischia di creare crepe nell’unità occidentale, con l’Italia proiettata in una posizione di primo piano, ma anche esposta a tutte le ambiguità di un conflitto in cui i confini tra difesa e attacco, tra aiuto umanitario e sostegno bellico, diventano ogni giorno più labili.




