Ornella Muti, tra amori e cinema: "Con Celentano una bellissima avventura"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un’apparizione nel salotto di "Verissimo", Ornella Muti ha ripercorso, con la consueta schiettezza che la contraddistingue, i passaggi salienti di una carriera iniziata in giovanissima età, gettando nuova luce su alcuni dei capitoli più discussi della sua vita privata, a cominciare dal rapporto con Adriano Celentano. L’attrice, il cui vero nome è Francesca Romana Rivelli, ha rivelato come il suo nome d’arte, oggi celeberrimo, fu una scelta imposta da un regista, un’etichetta che, nonostante la sua riconosciuta eleganza, lei stessa non ha mai sentito completamente aderente alla propria indole. "Penso che nonostante sia un bel nome non mi si addica", ha confidato alla conduttrice Silvia Toffanin, svelando un paradosso che ha accompagnato la sua intera esistenza pubblica.

La rivelazione sul set e il ricordo di Celentano

Il racconto si è poi spostato sulle esperienze professionali più precoci, quelle che l’hanno vista affrontare il mondo del cinema quando era poco più di una bambina. In un’altra intervista, rilasciata a Candida Morvillo per il Corriere della Sera in occasione dell’imminente uscita della sua autobiografia, edita da La Nave di Teseo, l’attrice ha rievocato, senza indugiare su particolari superflui, un clima di lavoro ben diverso da quello attuale, caratterizzato da metodi che oggi apparirebbero inaccettabili. Ha accennato, infatti, a "ceffoni e scudisciate" subiti sul set all’età di appena quattordici anni, un’ammissione che dipinge un ritratto crudo dei suoi esordi. Proprio sui set, tuttavia, sono nate anche esperienze luminose, come quella condivisa con Adriano Celentano, con il quale ha girato pellicole divenute dei cult, quali "Il bisbetico domato" e "Innamorato pazzo". A proposito di quel periodo, la Muti ha scelto le parole con cura, definendolo "una bellissima avventura", mentre tra le pagine del libro, intitolato significativamente "Questa non è Ornella Muti", utilizza il termine più forte e impegnativo di "amore".

Le relazioni e un doloroso strappo familiare

La riflessione sull’intimità e sui legami affettivi è proseguita con una considerazione di portata più generale, che sembra racchiudere la sua filosofia di vita in materia sentimentale. "Quando ho avuto delle storie pensavo sempre di amare", ha dichiarato, sottolineando come, per sua natura, non abbia mai affrontato una relazione con superficialità o con l’idea di un passatempo occasionale. Questo approccio totalizzante, che lei applicava ai sentimenti, ha avuto ripercussioni anche all’interno della sfera familiare, arrivando a causare, come ha lei stessa rivelato, un intero anno di silenzio con la figlia Naike, un episodio che segna una delle pagine più dolorose della sua vita personale.

L’autobiografia come bilancio esistenziale

Il libro, che rappresenta il fulcro di questa nuova fase di racconto pubblico, non si limita a scandagliare le relazioni celebri o le luci della ribalta, ma affonda le radici in un passato ancora più remoto. Ornella Muti ha infatti deciso di includere nel proprio memoriale anche il ricordo della prima, traumatica separazione dalla madre, avvenuta quando aveva appena quattro anni, un evento fondante che ha inevitabilmente plasmato il suo carattere e la sua percezione del mondo. Attraverso queste pagine, l’attrice compie un gesto di restituzione, offrendo al pubblico non solo il ritratto della diva, ma i frammenti di un’esistenza complessa, fatta di gioie intense e di dolori profondi, di successi professionali e di sacrifici personali, in un tentativo di delineare i confini tra la persona e il personaggio.

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