Ornella Vanoni, la forza della fragilità e gli amori che hanno segnato una vita

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Ornella Vanoni, la cui esistenza è stata un intreccio di luce e ombra, di gioia e profonda ironia, ha percorso la sua strada con l'apparente sicurezza di chi cammina su tacchi altissimi, vestita dalle creazioni dei più grandi stilisti che per lei hanno concepito abiti di trasparenze e scintillii. Procedeva, a chi osservava, con uno sguardo dritto e risoluto, dando l'impressione di una donna infrangibile, difficile persino da distrarre. Lei stessa, tuttavia, svela la verità di quell'immagine pubblica: “Parevo forte, infrangibile. Ma io so quanto sono stata fragile, e che bastava niente a mandarmi in pezzi — e infatti, a un certo punto, i pezzi non sono p…”. Una consapevolezza, questa, che attraversa il racconto della sua vita, restituendo il ritratto di un'artista complessa, la cui forza si è forgiata proprio attraverso il riconoscimento della propria vulnerabilità.

L'incontro che cambiò tutto: Giorgio Strehler

In una delle sue ultime confessioni, la Vanoni ha rievocato con intensità l'incontro che più di ogni altro ha segnato il suo cammino, sia umano che professionale: l'amore per Giorgio Strehler. Quell'esperienza, come lei stessa la definisce, fu “una deflagrazione” che irruppe nella sua vita. “Io non avevo capito cosa fosse l’amore… ma con lui è arrivato come un dardo, ha squassato la mia corazza”, ha rivelato, sottolineando come da quel legame tumultuoso e passionale sia nata la Ornella Vanoni che il pubblico ha imparato a conoscere. È stato in quell'istante preciso, secondo la sua ricostruzione, che l'artista ha preso piena forma, con tutti i difetti e le meravigliose complessità che l'avrebbero accompagnata negli anni a venire.

Il jazz come colonna sonora di un'amicizia

Un altro amore, di natura diversa ma ugualmente profondo, è stato quello per la musica jazz, un legame che l'ha accompagnata fino agli ultimi istanti. Non sorprende, quindi, che abbia voluto affidare a Paolo Fresu, trombettista di fama ma soprattutto caro amico, il compito di scegliere le note per il suo estremo saluto. Il loro sodalizio artistico, dal quale è fiorita una solida e sincera amicizia, affonda le radici in collaborazioni di oltre trent'anni prima, come l'album “Sheherezade” e, in particolare, “Argilla”, di cui Fresu fu anche produttore. Per l'ultimo addio, su esplicita richiesta della Vanoni, risuonarono “L’appuntamento” e “Senza Fine”, due brani che simboleggiano perfettamente l'eternità della sua eredità artistica.

Le radici nell'infanzia: il padre eroe e le sue conseguenze

Le radici del suo carattere e delle sue aspettative affettive affondano in un episodio drammatico dell'infanzia, vissuto durante i bombardamenti su Varese. La cantante ha ricordato i momenti di terrore mentre, con la famiglia, correva verso i Prati per mettersi in salvo, tra il bagliore dei bengala e il boato delle esplosioni. In quel caos, la figura del padre emergeva come un eroe protettivo, che la schermava con il proprio Corpo dagli spezzoni incandescenti. Quel gesto di estremo coraggio, se da un lato l'ha salvata, dall'altro, come lei stessa ammette con un velo di amarezza, l'ha in un certo senso “rovinata”, instillando in lei l'idea che tutti gli uomini avrebbero dovuto possedere lo stesso slancio sacrificale. Un'aspettativa, questa, che ha inevitabilmente influenzato i suoi rapporti successivi, segnando nel profondo la sua visione dell'amore e della dedizione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.