Ornella Vanoni, la musica è finita

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Le notti in bianco a Rimini, quelle in cui le scarpe venivano lanciate dal palco per l’entusiasmo, sono un ricordo lontano e vivido. “Allora era più facile”, amava raccontare, descrivendo un’epoca in cui si percorrevano duecento chilometri di un fiato, con base all’hotel Bellevue. “Stanca morta raggiungevo l’albergo. Poi arrivava Dalla, e passava un’altra ora”. Il racconto si popolava così di presenze illustri: Renato, ovvero Zero, e poi De Gregori, “depresso perché al suo concerto erano in quattro ad ascoltarlo, ’e sembrano pure stranieri’”. La notte scorreva via in quel modo, tra musica e complicità, in un periodo di cui dichiarava, senza mezzi termini, “mi sono divertita da morire a Rimini”.

Le voci sull'eredità e la disorganizzazione

Accanto a questa vita intensa, fatta di successi e di centinaia di dischi che hanno venduto decine di milioni di copie, si è sempre mossa, però, un’altra narrazione, fatta di cifre e di patrimoni. Voci persistenti, che parlavano di un tesoro da 118 milioni, da lei sempre negate con fermezza. Spiegava, infatti, di essersi trovata in diverse occasioni “senza soldi”, una condizione che attribuiva non a un calo di popolarità, bensì a una personale disorganizzazione, a una certa solitudine nelle decisioni e, non ultimo, a una serie di investimenti rivelatisi sbagliati.

Il lascito affettivo e il figlio Cristiano

Quel che resta di un’esistenza così vibrante, oltre all’immenso catalogo musicale, è un’eredità concreta che va ben al di là dei semplici beni materiali. Alla scomparsa, avvenuta all’età di 91 anni, ha lasciato al figlio Cristiano un appartamento nel cuore di Brera, un luogo impregnato di storia e di memorie, arredato con opere d’arte di valore. Un lascito affettivo, questo, che non si esaurisce con lui ma che viene condiviso con i nipoti, Matteo e Camilla, a sigillare un legame familiare che ha conosciuto anche ombre e riflessioni profonde.

Il rimpianto più grande e la Milano che la ricorda

Proprio il rapporto con il figlio Cristiano, avuto dal matrimonio con l’impresario teatrale Lucio Ardenzi, rappresentava per lei la fonte di un rimpianto profondo. In una conversazione con Renato Franco, la cantante aveva confessato senza veli: «Il mio grande rimpianto? Non essere stata presente come avrei voluto con mio figlio. Mio figlio ha sempre pensato che di lui ai suoi genitori non fregasse niente». Una consapevolezza amara, che si scontra con l’immagine pubblica di una donna sempre vitale. Milano, la sua città, la ricorda così, mentre dal suo palazzo le sue canzoni, come racconta l’artista Enrico Dicò, risuonavano a tutte le ore. “Ogni sera a mezzanotte le sentivo. Ancora sento la sua musica”, una colonna sonora che non si è mai spenta, nemmeno quando, fino all’ultimo, ha continuato a cantare con artisti più giovani, dimostrando una curiosità e una passione che i suoi fan, come uno di loro ha sottolineato, hanno sempre molto apprezzato.

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