Addio a Ornella Vanoni, la signora della musica italiana

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Milano, città che l'ha vista nascere e alla quale è sempre rimasta profondamente legata, le ha riservato un ultimo, commosso saluto, allestendo la camera ardente al Piccolo Teatro Grassi, in via Rovello. L'annuncio, diramato attraverso i canali social dall'assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, ha stabilito che il pubblico potrà rendere omaggio all'artista, scomparsa all'età di novantuno anni, in due distinti momenti: domenica, dalle dieci del mattino fino alle due del pomeriggio, e lunedì, dalle dieci fino all'una.

Una carriera straordinaria

La sua parabola artistica, che ha attraversato senza soluzione di continuità oltre settant'anni, rappresenta un unicum nel panorama musicale nazionale, avendo prodotto una mole impressionante di lavoro. Il suo catalogo, infatti, annovera più di cento tra album, raccolte ed EP, un'attività febbile che le ha permesso di raggiungere e superare la soglia dei cinquantacinque milioni di copie vendute. Un successo di tale portata, che non conosce flessioni né mode passeggere, la colloca di diritto tra le interpreti italiane più amate e seguite di sempre, da un pubblico che abbraccia diverse generazioni.

I brani che hanno segnato un'epoca

La sua voce, immediatamente riconoscibile per l'inconfondibile timbro graffiante e per una capacità interpretativa che sapeva essere al contempo intensa e misurata, ha reso immortali alcune delle pagine più belle della canzone d'autore. Tra i suoi cavalli di battaglia, molti dei quali sono ormai dei classici assoluti, spiccano “Senza fine”, scritta da Gino Paoli e divenuta uno dei suoi brani simbolo; “Che cosa c'è”; “L'appuntamento”; e “Tristezza”. Non si possono dimenticare, poi, “La musica è finita”, che portò al Festival di Sanremo nel 1967, e successi come “Una ragione di più” e "Io ti darò di più", che hanno contribuito a scrivere la storia della musica leggera italiana.

Dalla scena teatrale al palcoscenico mondiale

Il suo percorso, che l'ha portata a diventare un'interprete senza tempo, affonda le radici nella sua formazione al Piccolo Teatro sotto la guida di Giorgio Strehler, un'esperienza che le ha conferito una solida disciplina e una profondità espressiva rare. Sebbene avesse sognato in gioventù di fare l'estetista, il palcoscenico è diventato la sua casa a partire dagli anni Cinquanta, dove ha iniziato a incantare il pubblico con la sua presenza magnetica. La sua cifra stilistica, che si manifestava in un'innata eleganza, l'ha accompagnata in ogni apparizione, dagli anni Settanta fino alle più recenti partecipazioni a Sanremo, nei salotti televisivi e in grandi eventi mondani, come la serata di apertura della stagione del Teatro alla Scala a cui ha preso parte lo scorso anno.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.