Milano dice addio a Ornella Vanoni, il cordoglio della città per la sua artista
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Redazione Interno
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Una bara di legno chiaro, posizionata sotto il palco del Teatro Grassi e circondata da girasoli e rose bianche, ha accolto quanti hanno voluto rendere omaggio a Ornella Vanoni. I gonfaloni del Comune e della Regione, presenti nella camera ardente, hanno sottolineato il legame profondo, quasi istituzionale, che univa la cantante alla sua città. L’apertura della veglia funebre è stata segnata da un momento di intenso raccoglimento, al quale hanno preso parte i familiari, il sindaco Beppe Sala e l’assessore alla Cultura Tommaso Sacchi, in un silenzio rotto soltanto dalla sua musica, diffusa in loop a perpetuarne la voce ben oltre la scomparsa.
Le parole dell'assessore Sacchi
“Si sommano tantissime emozioni, ricordi e ovviamente grande commozione, grande dolore”, ha dichiarato l’assessore Tommaso Sacchi, il quale, evidenziando il proprio lutto personale per la perdita di un’amica, ha descritto l’affetto “straordinario” manifestato dalla città. Un sentimento collettivo che, secondo Sacchi, raccoglie l’intera “milanesità” attorno a una figura di riferimento, capace di esprimere attraverso la sua arte un modo peculiare di essere donna e artista. Le sue parole hanno messo in luce non solo il cordoglio pubblico, ma anche il vuoto lasciato da una personalità che ha segnato un’epoca.
Il ricordo del sindaco Sala e un rimpianto privato
Anche il sindaco Beppe Sala ha colto l’occasione per ricordare il lascito di Vanoni, definendola un emblema di quella “milanesità” intesa come desiderio di libertà e indipendenza dal giudizio altrui e dal mainstream. La sua storia, profondamente dedicata a Milano, rappresenta secondo il primo cittadino un insegnamento da custodire. In parallelo a questi pubblici riconoscimenti, emerge un aspetto più intimo e sofferto della vita della cantante: il suo grande rimpianto, come lei stessa ebbe a confessare in un’intervista, fu quello di non essere riuscita a essere presente come avrebbe voluto nella vita del figlio Cristiano, nato dal matrimonio con l’impresario teatrale Lucio Ardenzi. Un figlio che, come raccontò, sentiva di non contare abbastanza per i suoi genitori.
Un'eredità artistica e umana
La cerimonia, seppur sobria, ha dunque messo in scena il duplice registro di una perdita che è insieme pubblica e privata. Da un lato, l’istituzione che celebra un’artista simbolo, capace di incarnare lo spirito di un’intera città con la sua carriera e il suo carattere; dall’altro, la donna con le sue fragilità e i suoi dolori personali, che hanno contribuito a disegnare la complessità di una figura indimenticabile. La musica che continua a risuonare nel teatro vuoto sembra essere la promessa che la sua eredità, fatta di canzoni e di autenticità, rimarrà a lungo a vibrare nel cuore di Milano.




