Addio a Ornella Vanoni, Milano dice addio alla sua voce indimenticabile
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Milano ha dato l'ultimo saluto a Ornella Vanoni, scomparsa a novantuno anni, in una chiesa di San Marco a Brera gremita di affetto e di musica, dove il dolore privato si è intrecciato con il lutto di una città che nella cantante riconosceva un pezzo della propria anima. L'atmosfera, sebbene segnata dalla commozione, è stata percorsa da una vena di profonda gratitudine per una vita spesa nell'arte, un sentimento che ha trovato la sua espressione più pura nelle note di "L'appuntamento", eseguite dalla tromba di Paolo Fresu e capaci di riempire la navata di una malinconica dolcezza. Quella stessa gratitudine è stata il cardine attorno al quale ha ruotato l'intera cerimonia, a partire dalle parole di Fabio Fazio, il quale, condensando in una sola parola il sentire di molti, ha affermato che "grazie è la parola giusta oggi", mentre Iva Zanicchi ne ricordava il talento unico di interprete, sottolineando come la sua voce, più che un semplice suono, fosse un veicolo diretto per il cuore di chi ascoltava.
Le parole dei nipoti e l'omelia
A dare una dimensione più intima e familiare al commiato sono stati i nipoti, Matteo e Camilla, i quali hanno dipinto il ritratto di una donna il cui affetto era un dono raro e trasformativo. "La amavamo tutti e tutti volevamo essere amati da lei, perché quando ti amava il mondo si dipingeva di colori più vivi", ha confessato Camilla, regalando all'assemblea uno squarcio sulla nonna al di là del palcoscenico. E proprio a lei, la nipote ha scelto di dedicare un ultimo, struggente messaggio, citando uno dei suoi versi più celebri, "Sei un attimo senza fine", che ha risuonato in chiesa come un sigillo sulla permanenza della sua eredità. Don Luigi Garbini, il sacerdote musicista che la conosceva bene, ha sviluppato questo concetto durante l'omelia, osservando come "le canzoni diventano ritornelli della vita" e ringraziando Dio per il dono di una presenza che era diventata inseparabile dalla storia collettiva.
Un applauso finale e le presenze
Al termine del rito, un applauso spontaneo e prolungato si è levato dai presenti, un gesto di commiato laico e sentito per un'artista che aveva saputo parlare alle coscienze attraverso le sue interpretazioni. Tra la folla di colleghi e amici giunti per rendere omaggio, alcuni, come Mario Lavezzi, hanno preferito un silenzio carico di emozione, dichiarando semplicemente di "non farcela" a parlare, a testimonianza di un legame profondo che le parole non potevano esprimere. La cerimonia, nel suo insieme, è riuscita a fondere perfettamente il ricordo pubblico della grande interprete con la memoria privata della donna e della nonna, tracciando il ritratto di una figura complessa la cui assenza sarà avvertita a lungo, non solo nel mondo dello spettacolo ma anche nella vita di coloro che le sono stati vicini.




