Addio a Neliana Tersigni, la voce del Tg3 che ha raccontato mezzo secolo di storia

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Si è spenta a Roma, nella serata di lunedì 13 luglio, all'età di 81 anni, la giornalista e inviata di guerra Neliana Tersigni. A darne l'annuncio è stato il fratello Carlo, portando a conoscenza di una scomparsa che getta nel cordoglio il mondo dell'informazione italiana per la perdita di una delle sue firme più autorevoli nel racconto dei grandi scenari internazionali.

La notizia, che arriva alla vigilia di un'estate che l'aveva vista ancora una volta in partenza, ha subito acceso i riflettori su una carriera lunga oltre cinque decenni, passata attraverso la carta stampata e la televisione pubblica, con uno sguardo sempre puntato oltre i confini nazionali.

L'ultimo saluto dal Nilo: un post che suona come congedo

Solo il giorno prima della sua scomparsa, la giornalista aveva affidato ai social network un messaggio che oggi assume i toni di un commiato struggente e consapevole. "Sto partendo per Roma, forse per l'ultima volta", aveva scritto, confidando ai suoi affetti virtuali un pensiero intimo che rivelava tutto il suo legame viscerale con la terra d'Egitto: "Non so se sopravvivo senza il Cairo e soprattutto senza il Nilo".

Un post che non era solo il saluto a una città, ma la testimonianza di un legame professionale e umano con l'area del Medio Oriente e del Nord Africa, un territorio che aveva fatto da sfondo agli anni più intensi della sua professione e che lei aveva saputo raccontare con una sensibilità fuori dal comune.

Gli esordi a Paese Sera e la scoperta del mondo

Classe 1945, romana di nascita ma cittadina del mondo per vocazione, Neliana Tersigni si era laureata in Letteratura russa prima di intraprendere la strada del giornalismo. L'esordio avvenne poco più che ventenne nella redazione Esteri del quotidiano Paese Sera, un battesimo del fuoco che segnò per sempre la sua inclinazione professionale verso l'attualità internazionale. Furono anni di apprendistato che la portarono a seguire da vicino la Spagna del dopo Franco, un Paese in piena trasformazione democratica, per il quale collaborò anche con il prestigioso quotidiano El País.

Una gavetta che le consentì di affinare lo sguardo e di gettare le basi per quello che sarebbe diventato il suo tratto distintivo: una scrittura asciutta e partecipe, capace di restituire la complessità dei conflitti senza mai scadere nel sensazionalismo.

L'approdo in Rai e il lungo decennio in Medio Oriente

Il 1987 segna una svolta decisiva nella sua carriera, con l'ingresso in Rai e l'approdo al TG3, dove avrebbe ricoperto per molti anni il ruolo di inviata di guerra. Fu l'inizio di un periodo densissimo, che la vide operare ininterrottamente in Medio Oriente dal 1987 al 1996. Da Beirut a Gerusalemme, passando per i territori palestinesi, la sua penna e la sua voce hanno documentato alcune delle pagine più drammatiche della storia contemporanea: la prima Intifada, il ritorno di Yasser Arafat, l'assassinio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin e la prima Guerra del Golfo.

In quegli anni, la Tersigni non si limitò a raccontare i fatti, ma seppe cogliere le sfumature di una regione complessa, regalando al pubblico italiano un punto di vista lucido e profondo che pochi altri suoi colleghi sapevano offrire.

Da Mosca a Berlino fino alla direzione dell'ufficio del Cairo

Dopo il lungo ciclo mediorientale, la sua carriera proseguì con altri prestigiosi incarichi: nel 1998 venne nominata corrispondente da Mosca, per seguire le tumultuose vicende della Russia post-sovietica, e l'anno successivo si trasferì a Berlino. Ma fu nel 2003 che si aprì per lei un nuovo, importante capitolo professionale, quando assunse la responsabilità dell'ufficio di corrispondenza Rai al Cairo. Per sette anni, fino al 2010, diresse la testata in Egitto, coordinando la copertura giornalistica dell'intera Africa settentrionale e di parte dei Paesi arabi del Medio Oriente.

Un ruolo che le permise di approfondire ulteriormente la conoscenza di quelle terre e di consolidare quel legame speciale con il Nilo che, come dimostra il suo ultimo messaggio, non l'avrebbe mai abbandonata.

Per il suo lavoro di inviata in zone di conflitto, nel 2006 la Tersigni si aggiudicò la quinta edizione del Premio Giornalistico Nazionale Antonio Russo. Dopo l'esperienza in Rai, continuò a collaborare con Sky TG24, seguendo in particolare la situazione in Libia da Bengasi, e con il mensile Lo Straniero, dimostrando fino all'ultimo una curiosità intellettuale e un impegno professionale mai sopiti.

La sua scomparsa, comunicata dal fratello Carlo in un clima di riserbo, priva il giornalismo italiano di una delle sue ultime grandi inviate, di una donna che ha saputo trasformare il reportage di guerra in uno strumento di conoscenza civile e di profonda umanità.

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