Milano dice addio a Ornella Vanoni, la città piange la sua voce
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Redazione Interno
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Un fiume di persone, silenzioso e composto, ha attraversato questa mattina il centro di Milano per rendere l’ultimo omaggio a Ornella Vanoni, scomparsa alla soglia dei novantadue anni. Oltre cinquemila individui, nonostante il freddo pungente, hanno pazientemente atteso il proprio turno per accedere al Piccolo Teatro e deporre un fiore o un pensiero accanto alla bara, una semplice cassa di legno chiaro circondata da girasoli e rose bianche che riposava sotto il palco della sala Grassi. La sala, avvolta in un’atmosfera di raccoglimento, era impreziosita dalla presenza dei gonfaloni della Regione e del Comune, simboli di un legame profondo, quasi viscerale, che la cantante aveva saputo tessere con la metropoli lombarda, un legame che lei stessa, con la sua proverbiale ironia, amava sottolineare in ogni occasione.
La casa e i ricordi di Brera
Quel legame con Milano, del resto, si era materializzato nell’ultima sua dimora, un appartamento nel cuore di Brera, a due passi dal Parco Sempione, che le era stato trovato dalla sua assistente al suo rientro dagli Stati Uniti. Inizialmente le era parso angusto, se paragonato alla precedente abitazione in largo Treves, che aveva dovuto cedere; eppure, proprio in quel quartiere così vibrante e artistico, aveva continuato a vivere circondata dalle sue opere d’arte, in un palazzo ottocentesco dove, come raccontano alcuni vicini, non era raro sentirla cantare a mezzanotte, quasi che la sua voce fosse un’estensione naturale del carattere del quartiere stesso. Un dettaglio, quest’ultimo, che dipinge un ritratto privato e autentico della Vanoni, lontano dai riflettori, ma profondamente coerente con la sua indole.
Le voci del cordoglio
Tra la folla che si è stretta attorno al suo ricordo, si potevano scorgere volti noti come quello di Fabio Fazio e della senatrice a vita Liliana Segre, accomunati dal medesimo sentimento di perdita. Antonio Marras, ricordandola, ne ha esaltato la libertà e l’intelligenza, sottolineando come “l’aiuola”, un riferimento scherzoso che lei stessa faceva riguardo a un suo possibile futuro tributo nella città, facesse parte della sua ironia. “Lei è riuscita con un piccolo scherzo a toccare un punto importante”, ha affermato Marras, aggiungendo che, sebbene si sia già parlato con il sindaco per trovare un modo di onorarne la memoria, “non è questo il momento per dire che cosa, come e in quale luogo sarà ricordata”. Un concetto, questo, che lascia intendere come la ricerca di una formula adeguata per celebrarne l’eredità richiederà tempo e riflessione.
L’eredità di una vita
L’eredità di Ornella Vanoni, infatti, non si misura soltanto nella casa di Brera, negli arredi e nelle opere d’arte che contene, ma risuona potentemente in quella “vita piena di musica e amore” a cui ha fatto riferimento il figlio. Una vita che, anche nei suoi ultimi istanti, è stata caratterizzata dalla lucidità e dalla passione per il suo lavoro, come è emerso dall’ultima intervista che concesse, un ricordo riproposto di recente, dove la sua voce, seppur segnata dagli anni, manteneva intatta la forza e il carisma di sempre. La camera ardente, chiusa nel primo pomeriggio, ha segnato la fine di un’epoca, ma ha anche mostrato, in modo inequivocabile, quanto la sua figura abbia saputo radicarsi nell’immaginario collettivo, diventando un pezzo indelebile dell’identità non solo musicale, ma anche umana, di questa città.




