Funerale di re Harald V, Oslo si ferma per l’ultimo saluto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il funerale di re Harald V ha fermato Oslo per l’ultimo saluto al sovrano norvegese, morto il 28 agosto 2026 all’età di 89 anni. Le strade della capitale si sono riempite di persone accorse per assistere al passaggio della bara, mentre alla cerimonia hanno preso parte esponenti delle famiglie reali e leader politici arrivati dall’Europa e da altri Paesi. Una partecipazione pubblica imponente ha accompagnato così la giornata dedicata all’addio al monarca, figura popolare che aveva guidato la Corona norvegese per trentacinque anni.

Il corteo dal Palazzo reale alla Cattedrale di Oslo

La processione funebre è partita dal Palazzo reale e ha raggiunto la Cattedrale di Oslo dopo un percorso durato circa mezz’ora. All’avvio del corteo, sulla capitale sono risuonati 21 colpi di cannone, scandendo uno dei momenti più solenni della cerimonia. Secondo i dati della polizia locale, lungo le strade si sono raccolte circa 53mila persone: una presenza che ha trasformato il tragitto del feretro in un grande saluto pubblico, con la città concentrata sul passaggio della bara e sulla cerimonia destinata a chiudere una lunga fase della storia monarchica del Paese.

Prima delle esequie il feretro era rimasto per una settimana nella cappella del Palazzo Reale, dove era stato possibile rendere omaggio al sovrano. Quel periodo aveva consentito ai sudditi e ad altre persone di raccogliersi davanti alla bara prima della giornata ufficiale delle esequie. Harald era salito al trono il 17 gennaio 1991 e vi era rimasto fino alla morte: un arco temporale che ha accompagnato diverse generazioni di norvegesi e che spiega la forte attenzione riservata alle cerimonie organizzate nella capitale.

Royal e politici a Oslo, dal principe William a Zelensky

Tra gli ospiti presenti figuravano rappresentanti delle monarchie straniere e personalità politiche internazionali. Nell’addio al sovrano sono stati indicati, tra gli altri, il principe William e Zelensky, mentre la presenza di Felipe di Spagna ha richiamato anche il rapporto di amicizia con Haakon di Norvegia, legame descritto come speciale tra due uomini destinati a diventare re. La cerimonia ha assunto così una dimensione che ha superato i confini nazionali, riunendo nella stessa occasione figure istituzionali provenienti da realtà diverse e legate alla Norvegia attraverso rapporti dinastici, diplomatici e personali.

Accanto agli ospiti internazionali, l’attenzione si è concentrata anche sulla famiglia reale norvegese e sulle scelte legate al lutto. La regina Sonja ha mantenuto la tradizione indossando un velo nero accompagnato da una cascata di perle, mentre Märtha Louise è apparsa a sua volta avvolta in un lungo velo scuro. Proprio quel dettaglio aveva alimentato nei giorni precedenti un dibattito sui giornali e nei magazine del Paese: giornalisti, esperti di questioni reali e opinionisti si erano interrogati sull’opportunità di recuperare un codice di abbigliamento considerato da alcuni superato già decenni fa.

Il velo da lutto e il dibattito sulla tradizione reale

La discussione sul dress code non riguardava soltanto l’estetica della cerimonia, ma il rapporto fra consuetudini dinastiche e immagini contemporanee della monarchia. Alcuni osservatori avevano suggerito di modernizzare le regole previste per l’ultimo saluto al capo della casa reale, mentre le fotografie delle donne della famiglia vestite di nero avevano riportato al centro proprio i simboli più antichi del lutto di corte. Il confronto era nato anche dalla forte impressione suscitata dalla lunghezza dei veli, che in alcuni commenti era stata accostata persino al burqa, mostrando quanto un elemento cerimoniale potesse diventare oggetto di discussione pubblica.

Il nuovo passaggio dinastico coinvolge ora Haakon, citato nelle cronache della giornata anche per il rapporto personale costruito negli anni con il sovrano spagnolo. La sua presenza nel corteo e nel contesto delle esequie si inserisce nel momento in cui la Norvegia saluta il monarca che aveva occupato il trono per oltre tre decenni. L’attenzione riservata ai legami tra le case regnanti europee mostra inoltre il peso delle relazioni personali sviluppate parallelamente ai ruoli istituzionali, un elemento emerso con particolare evidenza tra gli ospiti riuniti nella capitale per la cerimonia.

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