Esplosione al Ritom, morti due operai AET: uno aveva 18 anni
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Redazione Esteri
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L’esplosione al Ritom ha provocato la morte di due dipendenti dell’Azienda elettrica ticinese all’interno della vecchia centrale idroelettrica di Piotta, in Valle Leventina. Il grave infortunio sul lavoro si è verificato mercoledì 9 settembre, poco dopo le 9.30, mentre i due operai si trovavano nell’edificio. Dopo lo scoppio si è sviluppato un incendio e dalla struttura sono fuoriusciti fumo e un forte odore di bruciato. L’evento ha interessato una parte dell’impianto storico e ha causato danni ingenti, mentre le cause precise e la dinamica sono diventate oggetto degli accertamenti degli inquirenti.
Le vittime e gli accertamenti dopo l’incidente
Il riconoscimento formale ha permesso di identificare anche il più giovane dei lavoratori coinvolti: era un apprendista svizzero di 18 anni domiciliato in Leventina. Stava svolgendo una formazione come elettricista per reti di distribuzione alle dipendenze di AET. L’altro operaio aveva 55 anni, era cittadino svizzero e risiedeva nel Luganese. Entrambi lavoravano quindi per la stessa azienda, ma con percorsi professionali differenti. L’identificazione del ragazzo ha completato uno degli accertamenti avviati nelle ore successive all’infortunio, dopo che inizialmente le autorità avevano comunicato soltanto i dati del collega più anziano.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti la Polizia cantonale, i vigili del fuoco e i servizi di emergenza. È stato richiesto anche il Care Team per fornire sostegno psicologico alle persone coinvolte nelle conseguenze della tragedia. L’inchiesta dovrà stabilire che cosa abbia provocato lo scoppio e ricostruire con precisione la sequenza degli eventi all’interno dell’edificio. Nelle prime fasi era stato segnalato anche un crollo parziale della struttura, mentre i residenti delle abitazioni vicine avevano inizialmente percepito un rumore sordo provenire dalla zona dell’impianto, senza attribuirgli subito un significato particolare a causa della presenza del cantiere.
La vecchia centrale e il grande progetto idroelettrico
L’edificio nel quale si è verificato l’incidente appartiene allo storico complesso idroelettrico destinato a essere sostituito dal nuovo impianto in costruzione a Quinto. La vecchia centrale risale agli inizi del Novecento ed è inserita in un’area interessata da anni da un ampio intervento di rinnovo. Il progetto della nuova struttura nasce dalla collaborazione tra Ferrovie Federali Svizzere, Cantone Ticino e azienda elettrica cantonale. Il cantiere è iniziato nel 2018 e il programma pubblicato dalla società responsabile prevede l’entrata in esercizio nel 2027, quando la produzione potrà essere trasferita alle nuove infrastrutture realizzate accanto all’impianto storico.
Il nuovo sistema è stato progettato per rendere più flessibile lo sfruttamento delle risorse idriche della zona e collegare esigenze energetiche differenti. L’impianto prevede due turbine da 60 megawatt, una destinata alla rete ferroviaria e l’altra alla rete cantonale, oltre a una pompa della stessa potenza e a un convertitore di frequenza. L’acqua arriva dal lago alpino attraverso una condotta inserita in una galleria scavata nella montagna, mentre ai piedi della centrale è previsto un bacino di demodulazione. L’investimento complessivo annunciato per l’opera ammonta a 350 milioni di franchi e il progetto è stato concepito per garantire un esercizio efficiente per i decenni successivi alla sua messa in servizio.
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