Alfa Romeo Cuorerosso, il commento di Jeremy Clarkson e il futuro del Biscione

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Quattro parole, pronunciate con la nonchalance di chi di automobili ne ha guidate a centinaia, sono bastate per trasformare un prototipo in un caso mediatico. «Quella nuova Alfa. Wow», ha scritto Jeremy Clarkson sul suo profilo, commentando la Alfa Romeo Cuorerosso svelata al Salone dell'Auto di Parigi 2026.

Il celebre giornalista britannico, volto storico di Top Gear e poi di The Grand Tour, non ha argomentato ulteriormente: non ce n'era bisogno, perché la sua reputazione di critico esigente e difficilmente entusiasta ha reso quel lapidario apprezzamento più pesante di un lungo editoriale.

Un esercizio di stile che guarda al 2028

La Cuorerosso non è destinata direttamente alla produzione, e la precisazione è doverosa per evitare equivoci che hanno accompagnato la presentazione parigina. Si tratta di una concept car con cui Alfa Romeo ha voluto mostrare la propria visione delle sportive del futuro, un manifesto stilistico che anticipa linguaggio, tecnologie e soluzioni destinate ad arrivare sui modelli di serie del marchio di Arese a partire dal 2028.

Il nome stesso racchiude una dichiarazione d'intenti: il rosso, colore identitario del Biscione, e il cuore, inteso come origine dell'energia emotiva che lega ogni creazione del marchio a chi la guida.

«Bellezza Necessaria», il nuovo corso stilistico

Il progetto si inserisce nel solco di quella che Alfa Romeo ha battezzato «Bellezza Necessaria», una filosofia che punta a eliminare il superfluo per lasciare spazio soltanto all'essenziale. È una continuità ideale con lo stile che caratterizza il marchio da oltre un secolo, ma declinata con un linguaggio contemporaneo. La concept è il frutto del lavoro del team guidato da Alejandro Mesonero, che ha lavorato su volumi, proporzioni e superfici prima ancora di introdurre gli elementi identificativi tipici di un'automobile.

Ne è nata una carrozzeria pulita, priva di interruzioni visive, con vetri a filo e una coda che reinterpreta la storica soluzione della coda tronca.

Le proporzioni di una vera granturismo

Le dimensioni della Cuorerosso raccontano di un'automobile concreta, lontana dagli eccessi spettacolari che spesso caratterizzano le concept car. Con i suoi 4,7 metri di lunghezza, 1,95 di larghezza e appena 1,30 di altezza, la vettura si colloca nel territorio delle granturismo 2+2, con un passo di 293 centimetri che suggerisce un abitacolo pensato per accogliere quattro occupanti senza eccessivi sacrifici.

Il cofano lungo, l'abitacolo arretrato e la fiancata a cuneo contribuiscono a un profilo filante, mentre il lavoro aerodinamico ha permesso di raggiungere un coefficiente di penetrazione di 0,28, valore ragguardevole per una vettura dalle proporzioni così generose.

Il frontale e la nuova identità del Biscione

È nel frontale che si concentra la trasformazione stilistica più evidente. Lo scudetto Alfa Romeo nasce direttamente dal cofano e si allunga, diventando il perno attorno al quale viene ridisegnato il trilobo, mentre i gruppi ottici si assottigliano e si integrano nelle prese d'aria. Anche la parte posteriore della carrozzeria si fa più muscolosa, con una massa importante sui passaruota, e i fanali richiamano soluzioni già viste sull'ultima 33 Stradale.

Sulle fiancate, le maniglie tradizionali scompaiono in favore di comandi touch collocati sul tetto, un dettaglio che sottolinea la ricerca di pulizia formale perseguita dai designer.

L'eredità della Cuorerosso sui modelli futuri

Alcuni degli elementi introdotti sulla concept sono già stati oggetto di brevetti e troveranno applicazione sui modelli di serie. Il primo a raccogliere concretamente questa eredità sarà un SUV compatto atteso all'inizio del 2028, posizionato tra i segmenti C e D e destinato a raccogliere il testimone della Tonale, la cui produzione dovrebbe concludersi alla fine del 2027.

A seguire, sempre nel 2028, arriverà una nuova compatta di segmento C che si collocherà nel solco tracciato dalla Giulietta, con una carrozzeria a due volumi leggermente più alta di una berlina tradizionale ma non assimilabile a un SUV.

Il V6 elettrificato e la piattaforma multi-energia

Sotto la carrozzeria della Cuorerosso trova posto un'evoluzione della piattaforma Giorgio, su cui è stato montato un motore V6 biturbo da 2,9 litri abbinato a un sistema full hybrid. La configurazione prevede la trazione integrale Q4, un cambio automatico con convertitore di coppia e un albero di trasmissione in fibra di carbonio.

La potenza complessiva non è stata comunicata, ma lo schema apre alla possibilità di vedere ancora il sei cilindri sulle future Alfa Romeo ad alte prestazioni, in linea con una strategia di prodotto che il marchio ha definito multi-energia, capace cioè di accogliere tanto motorizzazioni termiche quanto soluzioni elettrificate. Le sospensioni sono pneumatiche, l'impianto frenante firmato Brembo utilizza dischi carboceramici e lo sterzo abbandona il collegamento meccanico in favore di una soluzione steer-by-wire, con tre modalità di guida disponibili: Cruise, Sport e Quadrifoglio.

L'abitacolo e il dialogo con la tradizione

All'interno, la concept propone un ambiente che mescola tecnologia e riferimenti alla storia del marchio. La plancia riprende lo sviluppo orizzontale della 33 Stradale, mentre davanti al guidatore debutta il cosiddetto Cannocchiale Vivente, una strumentazione che può passare fisicamente dai due elementi circolari tipici delle Alfa Romeo a un solo quadrante quando vengono selezionate le configurazioni più sportive.

Sul tunnel centrale trova posto il Magma Display, che combina superficie touch, selettore rotativo e comandi fisici, una scelta in controtendenza rispetto alla corsa verso schermi sempre più grandi. I materiali spaziano dal nabuk Poltrona Frau alla pelle rigenerata, dal carbonio riciclato a un tessuto monofilamento sviluppato con Luna Rossa.

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