Vittorio Sgarbi assolto per il quadro di Manetti: «Mia figlia? Non si è neanche fatta sentire»
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Redazione Interno
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Il giudice per l'udienza preliminare di Reggio Emilia ha pronunciato una sentenza di assoluzione nei confronti di Vittorio Sgarbi, critico d'arte e presidente della fondazione Ferrara Arte, al termine del processo con rito abbreviato che lo vedeva imputato per riciclaggio. La vicenda giudiziaria, che lo aveva portato alle dimissioni da sottosegretario alla Cultura nel febbraio del 2024, ruotava attorno al dipinto La cattura di San Pietro, opera attribuita a Rutilio Manetti. La pubblica accusa, rappresentata dal procuratore Gaetano Calogero Paci, aveva inizialmente richiesto una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione, ma il tribunale ha invece stabilito che il fatto per cui si procedeva non costituisce reato, accogliendo di fatto la linea difensiva sostenuta dagli avvocati Alfonso Furgiuele e Gianpaolo Cicconi. L'ipotesi investigativa, che aveva trovato ampio spazio sulle pagine dei giornali e in alcuni servizi televisivi, si fondava sulla denuncia di un pittore reggiano, Lino Frongia, il quale aveva riferito agli inquirenti, e successivamente anche alle telecamere della trasmissione Report, di aver materialmente aggiunto una fiammella sulla tela su incarico dello stesso Sgarbi; un intervento che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto trasformare un'opera ritenuta trafugata in un inedito da esporre.
L'itinerario giudiziario e la scomparsa della fiammella
Il dipinto in questione, secondo quanto ricostruito durante le indagini coordinate dal comando dei carabinieri per la Tutela del patrimonio culturale di Roma, sarebbe stato sottratto nel febbraio del 2013 dal castello di Buriasco, nel Torinese, per poi riapparire nel 2021 a Lucca in occasione della mostra I pittori della luce, curata dallo stesso Sgarbi e dove l'opera veniva presentata come una scoperta inedita di proprietà del noto collezionista. Il fascicolo d'inchiesta, inizialmente aperto a Macerata, territorio in cui Sgarbi risiede a San Severino Marche, venne successivamente trasferito a Reggio Emilia, città dove ha sede il laboratorio grafico che avrebbe realizzato una riproduzione tridimensionale del quadro. Nel corso del procedimento, due delle tre ipotesi di reato originariamente contestate, ovvero la contraffazione di beni culturali e l'autoriciclaggio, erano già state archiviate, lasciando in piedi solo l'accusa di riciclaggio. La decisione del giudice, arrivata con la formula della vecchia insufficienza di prove, ha quindi definitivamente chiuso la partita giudiziaria, stabilendo che l'opera era stata comprata e non rubata, e che pertanto la condotta del critico d'arte non integrava gli estremi del reato contestato.
Le dichiarazioni del diretto interessato
A sentenza pronunciata, Vittorio Sgarbi ha rotto il silenzio con un'intervista in cui, oltre a manifestare soddisfazione per l'esito del processo, ha voluto sottolineare come i suoi difensori abbiano saputo dimostrare l'infondatezza delle accuse mosse a suo carico. Ha tenuto a precisare, con una certa puntualità, che l'assoluzione non è dovuta a una presunta insufficienza di prove, formula che qualcuno continua erroneamente a utilizzare, bensì alla piena dimostrazione che il fatto non sussiste; una distinzione, questa, che per lui assume un rilievo sostanziale alla luce del principio costituzionale di non colpevolezza. Nel corso delle sue dichiarazioni, rilasciate con il tono colloquiale che lo contraddistingue, ha avuto modo di commentare anche un aspetto più personale e privato della vicenda, riferendosi alla figlia. Con una certa amarezza, ha raccontato che non si è neppure fatta sentire in un momento così delicato della sua vita, un passaggio che lascia intravedere il costo personale che questa lunga battaglia legale ha comportato al di là del risultato processuale.
Le reazioni dei sostenitori e i retroscena del caso
Immediate sono arrivate le dichiarazioni di solidarietà da parte del mondo politico e istituzionale che gli è sempre stato vicino, in particolare da Ferrara, città dove Sgarbi presiede la fondazione che porta il nome della città estense. Il sindaco Alan Fabbri, insieme all'assessore alla Cultura Marco Gulinelli, ha parlato apertamente di una gogna mediatica subita dal critico d'arte, sottolineando come l'intera vicenda si sia alimentata di un cortocircuito tra alcune testate giornalistiche e la spettacolarizzazione dell'inchiesta. Gli stessi difensori, del resto, hanno più volte ribadito nel corso degli anni come la cosiddetta macchina del fango, attivata attraverso strumenti mediatici, abbia provocato danni morali e materiali a un cittadino poi rivelatosi innocente. Non va dimenticato, per comprendere appieno la portata della vicenda, che il procedimento giudiziario era nato dalle dichiarazioni di Lino Frongia, il pittore che sosteneva di aver manipolato il dipinto; dichiarazioni che, alla prova del dibattimento, non hanno retto al vaglio del giudice.
Keywords
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Il tribunale di Reggio Emilia assolve Vittorio Sgarbi dall'accusa di riciclaggio per il quadro di Rutilio Manetti. Il giudice ha stabilito che il fatto non costituisce reato.




