Mojtaba Khamenei, il leader invisibile che promette vendetta dal santuario dell'Imam Reza
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Redazione Esteri
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Nel mausoleo dell'Imam Reza, a Mashhad, durante le esequie del padre, un uomo con la mascherina nera è stato immortalato in seconda fila, a un metro dalla bara; la stessa figura, poi, ricompare in un'altra immagine mentre sei persone portano sulla spalla la cassa dell'ayatollah. Gli iraniani lo cercano fotogramma per fotogramma. «Sembra Mojtaba», scrive qualcuno, mentre altri rispondono che si tratti invece di un altro parente.
Sei giorni di esequie senza il successore
Per sei giorni l'Iran ha seguito il feretro di Ali Khamenei attraverso Teheran, Qom, l'Iraq e infine Mashhad. In nessuna di queste tappe, però, è apparso il figlio che gli è succeduto nella carica di Guida Suprema, Mojtaba Khamenei. La sua assenza, alimentata dal mistero dell'uomo mascherato, ha generato un vortice di speculazioni sui social network, dove gli utenti hanno tentato di riconoscerlo in ogni inquadratura.
Secondo quanto riportato dalla Cnn, alcuni video generati dall'intelligenza artificiale hanno addirittura mostrato il nuovo leader in abiti civili con un berretto da baseball, confondendo ulteriormente le acque tra la folla.
Il messaggio scritto e la promessa di vendetta
Dall'8 marzo, giorno della sua elezione, Mojtaba Khamenei ha comunicato solo per iscritto e il suo primo messaggio dopo la sepoltura del padre è un lungo e minaccioso annuncio: la promessa di vendetta per il grande leader e per i «martiri di queste guerre portate avanti da criminali» spetta ai «popoli liberi del mondo». Il suo messaggio, letto e trasmesso dalla televisione di Stato, ha ringraziato le decine di milioni di persone accorse alle cerimonie, definendo la loro partecipazione storica e senza precedenti.
«Ci impegniamo a vendicare il sangue puro vostro e di tutti i martiri di queste due guerre, inflitto dagli assassini criminali e vergognosi», ha scritto la Guida, rivolgendosi al padre defunto.
«Abbiamo la lista dei criminali»
La dichiarazione, tuttavia, non si è limitata al ringraziamento: le parole di Mojtaba Khamenei hanno assunto i toni di una condanna a morte nei confronti dei responsabili dell'attacco del 28 febbraio. «Questi criminali, i cui nomi sono elencati dall'alto verso il basso, porteranno con sé nella tomba il desiderio di una morte pacifica nel proprio letto. Devono sapere che ciò non dipende dalla mia presenza né da quella di altri funzionari», ha aggiunto, lasciando intendere che la rappresaglia è ormai un destino segnato.
L'ombra del padre e l'equilibrio del potere
Gli analisti vedono in queste parole l'essenza del vero Mojtaba, un uomo descritto come molto più intransigente del padre, vicino ai chierici più estremisti e legato ai Guardiani della Rivoluzione. Mentre Ali Khamenei era inflessibile ma pragmatico, il figlio è cresciuto tra i seminari di Qom e le stanze dell'intelligence, con la sua bussola morale spostata verso i falchi del regime.
L'invisibilità della Guida, se dovesse durare, potrebbe modificare l'assetto del potere, spostando l'equilibrio verso le Guardie della Rivoluzione, considerato che un leader che non si mostra ha un margine d'azione ridotto.




