La 6 ore di Imola accende il mondiale endurance, ma il pubblico acclama Kimi Antonelli

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’autodromo “Enzo e Dino Ferrari” di Imola, nelle ore calde di un aprile che profuma già di motori e di passione senza tempo, ha vissuto una giornata che difficilmente i 92.175 spettatori presenti nel fine settimana potranno dimenticare. Se la 6 Ore di Imola, gara inaugurale del Mondiale Endurance 2026, rappresentava di per sé l’evento clou del ritorno delle prove di durata sul circuito intitolato al fondatore della Ferrari, è stata la presenza di un ragazzo di casa – Kimi Antonelli, il più giovane leader di sempre del campionato di Formula 1 – a trasformare la manifestazione in una sorta di tripudio collettivo. Il pilota della Mercedes, bolognese doc, ha ricevuto un’accoglienza da star consumata: applausi a scena aperta prima del via, cori ritmati (“Kimi, Kimi”) che si levavano dalle tribune gremite e persino un’ovazione durante l’esecuzione dell’inno nazionale, quasi a voler suggellare un legame che va oltre la semplice performance sportiva.

Uno starter d’eccezione e il tricolore sventolato

Antonelli, che quest’anno ha già stupito il mondo conquistando due vittorie consecutive – prima a Shanghai, poi a Suzuka – e che si prepara ora al possibile tris il 3 maggio a Miami, era stato scelto per un ruolo che solitamente viene affidato a volti istituzionali o a ex campioni: quello di starter. Sventolando la bandiera tricolore dal palco del via, ha dato il segnale di partenza a una corsa che vedeva al comando James Calado, capace di resistere agli attacchi di Miguel Molina (autore di un sorpasso spettacolare alla staccata del “Tamburello” ai danni della Toyota #8 di Brendon Hartley) e a una bagarre di centro gruppo che ha messo di fronte la 499P Giallo Modena di Phil Hanson e le BMW di René Rast e Kevin Magnussen. Lui, il più giovane leader della storia della massima serie, non era lì per competere – almeno non oggi – eppure la sua ombra ha finito per allungarsi sull’intera manifestazione.

Numeri da record e un pubblico che sceglie il suo eroe

Oltre 92mila presenze complessive nel fine settimana, un dato che certifica come il mondiale endurance abbia ormai riconquistato un posto d’onore nel cuore degli appassionati italiani. Erano lì per le rosse di Maranello, per il rombo delle Hypercar, per la strategia che si consuma in box e per il morso delle ore che passano senza tregua. Eppure, nel paddock – dove Antonelli era arrivato fin dal mattino come ospite vip della World Endurance Championship – nessuno poteva sottrarsi alla constatazione che quel ragazzo classe 2006 (qualcuno, nei corridoi, lo ha ribattezzato “l’Harry Potter della F1”) catalizzasse ogni attenzione. I tifosi lo hanno cercato, fotografato, incitato; gli addetti ai lavori gli hanno stretto la mano con rispetto misto a stupore, come se si trovassero di fronte a un fenomeno che la natura dei motori partorisce una volta ogni generazione.

Cronaca di una gara già avvincente

Mentre le tribune scandivano il suo nome, la 6 Ore intanto scorreva senza esclusione di colpi. Ferrari al comando con Calado, Toyota che provava a rimontare con la sua #8, e una lotta serrata a centro gruppo che vedeva le vetture tedesche di Rast e Magnussen pressare senza soluzione di continuità la Giallo Modena di Hanson. L’autodromo, rinnovato nel suo aspetto ma fedele a una tradizione che ha fatto la storia della velocità, si è confermato teatro ideale per un’apertura di mondiale che ha già regalato emozioni. Ma la vera ciliegina sulla torta, quella che nessun comunicato ufficiale avrebbe potuto prevedere con tanta intensità, è stata la commistione perfetta tra l’endurance che guarda al futuro e un campione di F1 che quel futuro lo sta già scrivendo, vincendo gare e spezzando record su record.

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