L’errore “macroscopico” di via Mariti: la trave che non doveva esistere
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Redazione Interno
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Quella trave, la TL309-2P, non avrebbe mai dovuto varcare la soglia del cantiere. Era un progetto sbagliato, un errore di calcoli così evidente che, secondo gli inquirenti, avrebbe dovuto essere bloccato prima ancora di essere assemblato. Eppure, non solo è stata costruita, ma è stata anche installata, diventando uno degli elementi centrali del crollo che il 16 febbraio 2024 ha sconvolto il cantiere del supermercato Esselunga in via Mariti, a Firenze. Un cedimento che ha portato via cinque vite, tra cui quella di Luigi Coclite, operaio 59enne originario dell’Abruzzo, lasciando un vuoto incolmabile per la moglie Simona Mattolini e per le famiglie delle altre vittime: Mohamed Toukabri, Mohamed El Farhane, Taoufik Haidar e Bouzekri Rahim.
La trave, realizzata in acciaio e calcestruzzo, era stata progettata in modo tale da non reggere neanche il proprio peso, figuriamoci quello della struttura che avrebbe dovuto sostenere. “Macroscopici errori di calcoli”, hanno definito gli esperti della procura, evidenziando come l’intero scheletro della trave fosse frutto di una progettazione approssimativa e inadeguata. Non solo: una volta posizionata, è stata collegata ad altri elementi strutturali che, a loro volta, risultavano “non verificati”, amplificando il rischio di un cedimento.
A quasi un anno dalla tragedia, l’inchiesta della Procura di Firenze ha finalmente mosso i primi passi significativi. Tre persone sono state indagate, tra cui il legale rappresentante e il progettista della Rdb.Ita spa, l’azienda con sede a Casoli di Atri, in provincia di Teramo, che aveva realizzato la trave. La società, già al centro delle indagini, ha visto due delle sue aziende poste sotto sequestro preventivo dal Nucleo Investigativo di Livorno (Nil) su disposizione della magistratura fiorentina. Un provvedimento che arriva dopo mesi di silenzio e attesa, durante i quali le famiglie delle vittime hanno lottato per ottenere giustizia.
Simona Mattolini, vedova di Luigi Coclite, ha espresso un sollievo amaro: “Finalmente si muove qualcosa. È un primo passo, che aspettavamo da tempo”. La donna, che da un anno non vede rientrare a casa il marito, aveva più volte denunciato il rischio che la memoria della tragedia e delle sue vittime potesse svanire nell’indifferenza. “Temevo che il mio Luigi fosse stato dimenticato”, ha confessato, sottolineando l’importanza di far luce sulle responsabilità di quanto accaduto.
Le indagini, tuttavia, non si limitano alla sola trave. Gli inquirenti stanno ricostruendo l’intera catena di responsabilità, analizzando non solo i progetti ma anche le procedure di controllo e verifica che avrebbero dovuto garantire la sicurezza del cantiere. Un lavoro complesso, che mira a individuare non solo chi ha sbagliato i calcoli, ma anche chi ha permesso che una struttura così fragile venisse installata senza adeguati controlli.




