Crollo nel cantiere Esselunga, indagati per errori di progettazione
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Redazione Interno
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Un errore di calcolo nella progettazione, che avrebbe portato alla realizzazione di una trave incapace di reggere il carico previsto, è al centro delle indagini sul crollo avvenuto il 16 febbraio 2024 nel cantiere per la costruzione di un supermercato Esselunga in via Mariti, alla periferia di Firenze. L’incidente, che causò la morte di cinque operai, è ora oggetto di un’inchiesta della Procura della Repubblica di Firenze, che ha notificato tre avvisi di garanzia a un anno dalla tragedia. Le accuse, ancora in fase di definizione, sembrano concentrarsi su presunti errori tecnici e di supervisione, con ipotesi di responsabilità che coinvolgono ingegneri e dirigenti delle aziende appaltatrici.
La trave, lunga ventidue metri e pesante cinque tonnellate, era stata prodotta dalla Rdb Italprefabbricati, azienda con sede a Piacenza, i cui locali sono stati posti sotto sequestro nell’ambito delle indagini. La struttura, collassata improvvisamente, schiacciò i lavoratori impegnati nel montaggio, scatenando un’ondata di dolore e rabbia che attraversò l’Italia. Le proteste e le richieste di giustizia si sono susseguite nei mesi successivi, accompagnate da un’attenta analisi dei materiali e delle procedure adottate nel cantiere.
Secondo un ordine di servizio emesso il 28 dicembre 2023 dall’ingegnere Marco Passaleva, direttore dei lavori strutturali, nominato dalla società Villalta per conto di Esselunga, nel cantiere non andava bene quasi nulla. Il documento, perquisito insieme ad altri materiali durante un’operazione condotta dalla squadra mobile, dalla polizia postale e da tecnici dell’Asl, ha fornito elementi chiave per l’inchiesta coordinata dai pm Francesco Sottosanti e Alessandra Falconi. Le perizie tecniche hanno evidenziato non solo errori di progettazione, ma anche una possibile mancata verifica della qualità dei materiali utilizzati, fattori che avrebbero contribuito al cedimento strutturale.
Il fratello di una delle vittime, in un’intervista rilasciata nei giorni scorsi, ha espresso un misto di sollievo e amarezza: «Volevano farci credere che la colpa fosse degli operai, che non fossero competenti o che avessero commesso errori. Ora emerge che la responsabilità potrebbe essere altrove, tra chi ha progettato e supervisionato i lavori. Questa verità, per quanto parziale, ci dà un po’ di conforto». Le sue parole riflettono il sentimento di chi, dopo mesi di attesa, vede finalmente delinearsi un quadro più chiaro della dinamica del disastro.




