La crisi in Medioriente, pronta la rappresaglia di Israele, l'Iran ferma i voli

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il terzo fronte della crisi in Medioriente, l'Iran, si aspetta nelle prossime ore di vedere nei fatti lo spettro agitato da Yoav Gallant: «Chiunque pensi che un semplice tentativo di farci del male ci dissuada dall'agire, dovrebbe dare un'occhiata a Gaza e Beirut», ha detto il ministro della Difesa israeliano. La Repubblica islamica, che nel mentre ha sospeso tutti i voli della notte, ostenta sicurezza e manda a dire a Benyamin Netanyahu di «non giocare con il fuoco», come ha dichiarato il comandante della Marina dei pasdaran Alireza Tangsiri.

A un anno dal massacro del 7 ottobre compiuto da Hamas nel sud di Israele, a cui seguì lo scoppio della guerra a Gaza, il Medioriente e il mondo sono con il fiato sospeso per l’atteso attacco dello Stato ebraico all’Iran. Il 1° ottobre Teheran aveva lanciato circa 200 missili balistici contro il territorio israeliano definendola una risposta alle uccisioni di Hassan Nasrallah in Libano e di quella, che risaliva al 31 luglio, del capo di Hamas Ismail Haniyeh nel cuore di Teheran. Dopo essere stati attaccati da quasi 200 missili balistici lanciati dalle Guardie rivoluzionarie iraniane - ognuno dei quali ha le dimensioni di un'autocisterna - i leader di Israele devono ora decidere come rispondere. Una cosa è chiara: la reazione di Israele non può essere proporzionata all'attacco iraniano, né nella sua portata, che è stata davvero molto grande - avrebbe potuto uccidere 20mila o più israeliani se non fosse stato per le sue difese uniche - né nei suoi risultati, che sono stati piccoli: un arabo di Gaza è stato ucciso in Cisgiordania e i detriti dei missili intercettati hanno causato danni diffusi, anche se superficiali, sia alle case civili sia alle basi militari.

Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant sarà al Pentagono il 9 ottobre e incontrerà il segretario Usa alla Difesa Lloyd Austin. «Israele ha il dovere e il diritto di difendersi e rispondere agli attacchi, ed è ciò che faremo». Parola di Benjamin Netanyahu. Parlando alla nazione sabato 5 ottobre, il premier l’ha preparata all’attacco contro l’Iran che, ha detto, «è dietro tutte le minacce».

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