La guerra in medioriente contro l’iran la vincono cina e russia
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Redazione Esteri
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Che gli Stati Uniti e Israele abbiano aperto un fronte contro l’Iran senza averne calcolato appieno le ripercussioni globali, è ormai un’evidenza che persino gli analisti più cauti faticano a ignorare. L’attacco al paese degli ayatollah, e la conseguente reazione di Teheran, stanno generando uno shock economico dai contorni ancora imprecisati – uno choc che, paradossalmente, sta premiando proprio chi quel conflitto non lo combatte. Cina e Russia, osservano molti esperti occidentali, sono fin qui i veri vincitori di una partita che Washington sembra aver avviato senza una strategia coerente.
La strategia del caos per colpire la cina
La domanda che rimbalza da settimane nei talk show, negli editoriali e persino tra i bookmaker è sempre la stessa: gli Stati Uniti la vincono o la perdono questa guerra? Al netto della fascinazione o del disgusto per Trump, che siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno, il giudizio degli ambienti più autorevoli è compatto. Hanno fatto male i conti, non hanno pensato alle conseguenze. Non c’è una strategia, se non quella apparente di generare caos per indebolire l’asse russo-cinese. Peccato che il caos, in questo caso, stia colpendo soprattutto gli equilibri energetici globali – e lì, Pechino e Mosca hanno già iniziato a muoversi con pazienza e determinazione.
Con la guerra in iran, l'energia è la nuova leva che la cina vuole usare con taiwan per una “riunificazione pacifica”
Due segnali, in particolare, rivelano l’orientamento cinese. Il primo: un’inusuale offerta a Taiwan, una “riunificazione pacifica” in cambio di stabilità nell’approvvigionamento energetico. Il secondo: l’apertura delle Filippine al rilancio del dialogo sull’utilizzo delle risorse nel conteso mar cinese meridionale, teatro fino a poco tempo fa di tensioni assai aspre. Due indizi che, presi insieme, disegnano uno scenario chiaro: Pechino potrebbe provare a usare l’energia come un’arma politica, sia verso l’Asia orientale sia verso il Sud-est asiatico. Non si tratta più solo di territori, ma di flussi, di forniture, di dipendenze.
“Si sta rafforzando nel mar cinese”: la mossa silenziosa di xi (durante la guerra in iran)
Mentre i riflettori di Washington restano puntati sul Medio Oriente, e sulla guerra contro l’Iran, nel cuore del mar cinese meridionale accade qualcosa di altrettanto rilevante. Le immagini satellitari mostrano un’intensificazione delle attività di bonifica e costruzione su Antelope Reef, un’area contesa ma strategicamente cruciale. Si espandono le infrastrutture, si consolidano le basi. La Cina sta sfruttando questo momento di distrazione globale per rafforzare il proprio controllo su una delle rotte marittime più trafficate del pianeta. E lo fa senza clamore, con una precisione che la dice lunga sulla loro capacità di leggere il lungo periodo – a differenza di chi, a migliaia di chilometri di distanza, sembra aver smarrito la bussola.




