Tensione in Medioriente, Trump avverte l'Iran: «Se colpite basi Usa, inizieremo a fare sul serio»
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre i raid israeliani continuano a colpire obiettivi strategici in Iran, tra cui l’impianto di arricchimento dell’uranio di Natanz, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha confermato danni alle strutture sotterranee dove sono ospitate le centrifughe nucleari. È la prima volta che l’agenzia delle Nazioni Unite attesta un impatto diretto su uno dei siti chiave del programma atomico iraniano, segnando un’escalation senza precedenti nel conflitto.
A bordo dell’Air Force One, di ritorno dal vertice del G7 in Canada, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito con toni duri la sua posizione: «Ho negoziato, ho detto loro di firmare l’accordo. Avrebbero dovuto farlo. Le loro città sono state ridotte in macerie, hanno perso molte persone». Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, soprattutto quando aggiunge: «L’Iran non può avere un’arma nucleare. Non c’è bisogno di approfondire troppo la questione».
Trump, che ha evitato di chiedere un semplice cessate il fuoco, ha invece sottolineato di voler ottenere «qualcosa di meglio», lasciando intendere che la posta in gioco non sia più solo la de-escalation, ma una soluzione definitiva al conflitto. La sua retorica, oscillante tra minacce velate e affermazioni perentorie, riflette una strategia che alcuni analisti definiscono «del pazzo», volta a mantenere gli avversari in uno stato di incertezza.
Intanto, i bombardamenti israeliani proseguono senza tregua, colpendo non solo infrastrutture militari ma anche siti legati al programma nucleare, in quello che appare sempre più come un tentativo di indebolire le capacità strategiche di Teheran. Se da un lato l’Iran finora ha evitato di colpire direttamente basi americane, il rischio di un allargamento del conflitto rimane concreto, soprattutto dopo l’avvertimento di Trump: «Se Teheran colpisce gli Stati Uniti, inizieremo a fare sul serio».




