Titoli di Stato ancora sotto pressione: Bund vola al 2,9%, Btp sopra il 4%
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Redazione Esteri
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Milano, 6 marzo – I mercati obbligazionari continuano a registrare tensioni, con i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi e di quelli dell’eurozona in netto rialzo. Il Bund decennale, considerato un benchmark per la stabilità finanziaria europea, ha raggiunto il 2,9%, segnando un incremento di 17 punti base rispetto alla chiusura precedente. Un balzo significativo, se si considera che già nelle sessioni precedenti aveva registrato il più ampio aumento giornaliero della sua storia, con un +30 punti base. A cascata, anche i bond governativi di altri Paesi hanno subito pressioni: il Btp italiano a 10 anni ha superato la soglia psicologica del 4%, attestandosi al 4,01% (+13 punti base), mentre l’Oat francese è salito al 3,6% (+14 punti base).
Le dinamiche dei mercati riflettono un contesto di incertezza, alimentato da fattori geopolitici e dalle attese sulle politiche monetarie della Bce. In particolare, l’attenzione degli investitori è focalizzata sulle possibili evoluzioni della politica fiscale in Germania, dove il Bundestag si riunirà il 13 marzo per discutere una riforma del cosiddetto “freno al debito”. Quest’ultima, che prevede di escludere dalla regola del pareggio di bilancio le spese per la difesa superiori all’1% del Pil, rappresenta una svolta storica per un Paese che ha fatto della disciplina fiscale un pilastro della sua politica economica.
La proposta, annunciata il 4 marzo dal leader della Cdu-Csu Friedrich Merz, è frutto di un accordo con i socialdemocratici (Spd) e potrebbe essere approvata già nella prossima settimana. Insieme alla riforma del freno al debito, verrà discusso anche un fondo da 500 miliardi di euro destinato alle infrastrutture, da distribuire nell’arco di dieci anni. Un piano ambizioso, che segna una rottura con la tradizione conservatrice tedesca, da sempre orientata alla prudenza nella spesa pubblica.
La svolta di Merz, che in campagna elettorale aveva mantenuto un profilo cauto, è stata influenzata da fattori esterni, tra cui l’effetto delle politiche di Donald Trump. L’ex presidente statunitense, con la sua riabilitazione di Vladimir Putin, le minacce di dazi e il sostegno esplicito del suo vice JD Vance all’estrema destra tedesca dell’AfD, ha spinto la Germania a rivedere le proprie priorità strategiche. L’AfD, partito euroscettico e filoputiniano, rappresenta una sfida per la stabilità politica del Paese, accelerando la necessità di un rafforzamento della difesa e delle infrastrutture.
In questo contesto, anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha espresso la sua posizione a favore di un allentamento delle norme fiscali europee per consentire agli Stati membri di investire maggiormente nella difesa. “Sono favorevole all’idea di espandere gli sforzi di difesa senza essere ostacolati dai vincoli di bilancio europei”, ha dichiarato Scholz, sottolineando la necessità di cambiamenti strutturali a lungo termine nel quadro normativo dell’Ue. Una posizione che riflette le discussioni in corso in Germania, dove si sta cercando di conciliare le esigenze di sicurezza con i tradizionali principi di rigore fiscale.




