Luca Carboni e la voglia di palco ritrovata: "Sarò sempre grato a Cesare Cremonini"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Luca Carboni è tornato a esibirsi dal vivo e ha indicato in Cesare Cremonini l’artefice principale di questa nuova fase. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il cantautore bolognese ha raccontato che la collaborazione per il brano «San Luca» ha riacceso in lui il desiderio di risalire su un palco dopo un lungo periodo di assenza.
«Sarò sempre grato a Cesare di avermi coinvolto in “San Luca”, questo meraviglioso racconto che ho sentito subito mio e che mi ha dato la voglia di tornare dal vivo su un palco», ha dichiarato Carboni, spiegando come quel duetto con un artista più giovane sia diventato una porta aperta sul presente.
Il legame tra due generazioni della canzone bolognese
L’incontro con Cremonini rappresenta, per Carboni, qualcosa che va oltre la semplice collaborazione artistica. Entrambi bolognesi, i due hanno dato vita a un dialogo tra generazioni diverse della canzone d’autore, e il cantautore ha descritto il rapporto con la musica in termini quasi metafisici. «Credo che la musica abbia in sé qualcosa di metafisico e misterioso che ci mette in contatto con altre anime, altri artisti», ha affermato, raccontando come quel brano gli abbia permesso di «immaginarsi» nuovamente sul palco.
La genesi del tour «Rio ari o live» affonda le radici proprio in questa ritrovata spinta: non un nuovo disco da presentare, ma un repertorio che attraversa quarant’anni di carriera, dai primi successi ai brani più recenti.
La malattia e il ritorno alla musica dal vivo
Il ritorno di Carboni sul palco arriva dopo un lungo stop dovuto a un tumore al polmone diagnosticato nel 2022. Il cantautore ha raccontato che tutto ebbe inizio da una tosse che non passava, un sintomo all’apparenza banale che lo portò a sottoporsi a una radiografia e poi alla diagnosi. Per due anni si è sottratto ai riflettori per concentrarsi sulle cure, mettendo da parte la musica in favore della pittura, che gli dava energia e gli permetteva di attraversare un periodo segnato da paura e incertezza.
In quel tempo, ha ammesso, non sapeva se avrebbe mai più avuto la forza di tornare a cantare.
Un concerto che riparte da «Primavera»
La scaletta dello spettacolo si apre con «Primavera», brano scelto come simbolo di rinascita. «La primavera è un simbolo di rinascita e cambiamento che è affascinante non solo se è legato a periodi di sfighe o di malattia, ma anche quando tutto va bene: è una voglia di vivere con nuova leggerezza e felicità», ha spiegato Carboni, sottolineando come l’apertura con quel brano rappresenti la possibilità di «essere nuovi, di vedere dentro se stessi un’altra parte di sé».
Il concerto prosegue poi con una lunga carrellata di successi che hanno attraversato decenni di storia musicale italiana: da «Mare Mare», uscita nel 1992 e definita dal suo autore «un’estate mai finita», a «Silvia lo sai», «Fragole buone buone», «Ci vuole un fisico bestiale», «Farfallina» e «Inno Nazionale».
La genesi del titolo «Rio ari o»
Il nome del tour riprende un grammelot senza significato che Carboni aveva coniato in studio di registrazione insieme a Lucio Dalla durante la lavorazione del suo album d’esordio, «...intanto Dustin Hoffman non sbaglia un film», pubblicato nel gennaio 1984. «Rio Ari O», ha raccontato il cantautore, è «la prima cosa che la gente ha sentito dalla mia voce, ancora prima della frase “Ci stiamo sbagliando ragazzi”».
Quell’album, inciso quando Carboni aveva diciannove anni, segnò l’inizio della sua carriera e vide la partecipazione di musicisti come Ron e dello stesso Dalla, che nel disco compariva al sax e ai cori con lo pseudonimo di Domenico Sputo.
Il rapporto con il pubblico e la dimensione della condivisione
Durante il tour, Carboni ha più volte descritto la sensazione di ritrovare persone che hanno condiviso una parte del proprio percorso con le sue canzoni. «Dal palco vedo tante persone, tante vite che hanno fatto una parte di viaggio con me. Percepisco una condivisione che va oltre il rapporto fra artista e pubblico», ha raccontato, parlando di un «senso di vita condiviso» che si scorge nel pubblico.
L’appuntamento alla Reggia di Caserta, in piazza Carlo di Borbone, è previsto per il 10 settembre 2026, nell’ambito dell’undicesima edizione del festival «Un’Estate da Belvedere».
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
