Cesare Cremonini e Luca Carboni, un inno d’amore per Bologna tra musica ed emozioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Lo stadio Dall’Ara, gremito fino all’ultimo posto, ha vissuto una serata che difficilmente verrà dimenticata. Cesare Cremonini, bolognese doc, ha trasformato il concerto in un viaggio sentimentale attraverso la sua carriera, regalando al pubblico un’esperienza che è andata ben oltre la semplice esibizione. «Questo lungo viaggio l’ho compiuto per tornare a casa», ha detto, mentre le luci di San Luca, simbolo indiscusso della città, sembravano rispondergli dall’alto.
Non è mancato il colpo di scena, perché la musica di Cremonini – che sia nei brani più intimisti o in quelli da stadio – sa sempre emozionare, a volte persino chi non se l’aspetta. Come Martina Maggiore, sua ex fidanzata, presente tra il pubblico a Milano pochi giorni fa e poi uscita dal concerto in lacrime, attirando l’attenzione dei media. Un episodio che, sebbene privato, ha finito per intrecciarsi alla narrazione pubblica del tour, aggiungendo un tassello di pathos a una storia fatta di note e ricordi.
A Bologna, però, non ci sono state lacrime – se non quelle di gioia – ma solo un’onda di affetto travolgente. Il secondo sold out consecutivo ha confermato che Cremonini, da quel ragazzo dei Lùnapop che cercava la sua strada, è diventato un artista capace di riempire gli stadi senza perdere la capacità di commuovere. Il suo racconto, tra aneddoti sul vagabondaggio in America e i paesaggi innevati dell’Alaska, ha fatto da cornice a un repertorio che ormai appartiene alla memoria collettiva.




