Incendio notturno a Campodolcino, famiglia in salvo dopo il rogo in una villetta
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Redazione Interno
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Una violenta deflagrazione ha interrotto il silenzio della notte tra il 25 e il 26 dicembre a Gualdera, frazione di Campodolcino posta a circa millecinquecento metri di quota, dove le fiamme, divampate nel cuore delle ore più buie, hanno aggredito con furia un’abitazione bifamiliare. L’allarme, lanciato intorno alle 4.17 da un villeggiante che, con la propria famiglia, occupava l’appartamento al secondo piano, ha immediatamente attivato i soccorsi, i quali, data l’oraria e la collocazione montana dello stabile, hanno dovuto fronteggiare una serie di difficoltà logistiche non indifferenti. L’uomo, originario di Saronno, si è accorto per primo della presenza di fumo all’interno dell’appartamento e, con prontezza, ha condotto in salvo la moglie, i due figli e la suocera, consentendo così di evitare il peggio in una situazione che, per dinamiche e tempistiche, avrebbe potuto avere un esito drammaticamente diverso.
Il maxi intervento dei vigili del fuoco
Sul posto, come confermato dai rapporti di servizio, sono state impiegate complessivamente cinque squadre, un dispiegamento di forze massiccio e necessario visti i rischi di propagazione. Al personale permanente, arrivato dai distaccamenti di Mese e Sondrio, si sono affiancati i volontari delle sedi di Campodolcino, Madesimo e dello stesso Mese, i quali hanno operato in condizioni proibitive, a causa del freddo e della neve, per contenere un rogo che minacciava di estendersi alla struttura portante del tetto. Mezzi di ogni tipo, due autopompe, un’autobotte, un’autoscala e il carro aria, sono stati utilizzati in una sequenza operativa serrata, la cui durata, protrattasi per quasi dodici ore consecutive, testimonia la tenacia del fuoco e la complessità delle operazioni di spegnimento in un’area così impervia.
Le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza
Le fiamme, che hanno interessato principalmente il secondo e ultimo piano dell’edificio, lambendo con insistenza la copertura, sono state domate solo dopo un impegno estenuante, il quale ha richiesto, oltre allo spegnimento vero e proprio, una lunga fase di bonifica e di messa in sicurezza della palazzina, resa instabile dal calore e dal cedimento di parti della struttura. Gli operatori, coordinati dal comando provinciale, hanno lavorato senza sosta per circoscrivere il danno e impedire che le scintille, trasportate dal vento, potessero dar vita a nuovi focolai nelle abitazioni vicine, alcune delle quali, peraltro, disabitate in questo periodo dell’anno. La rapidità dell’intervento, nonostante le distanze e il clima, è stata determinante per salvare l’intero stabile, il cui piano terra, fortunatamente, non è stato investito dall’incendio.
Le indagini per stabilire le cause
Mentre i tecnici sono già al lavoro per una prima perizia sui luoghi, restano in corso, come di consueto in questi casi, gli accertamenti volti a stabilire l’origine precisa del rogo. Le ipotesi, al momento, non sono state ufficialmente indicate dalle autorità competenti, le quali dovranno analizzare ogni possibile traccia, escludendo, per prima cosa, eventuali negligenze o cause dolose. La dinamica dell’evento, con il fumo che si è manifestato all’interno dell’appartamento occupato, sta guidando le prime valutazioni, le quali tengono in considerazione anche l’età dell’immobile e il suo impianto elettrico, fattori spesso cruciali in simili tragedie sfiorate. La famiglia coinvolta, seppur scampata al pericolo, ha perso tutto ciò che era contenuto nell’abitazione, andata completamente distrutta al suo interno.




