Carta d’identità, i Comuni al governo: «Troppe incertezze sul documento provvisorio»
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Redazione Interno
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Otto Comuni italiani, tra cui Bergamo, Milano, Torino, Bologna e Genova, hanno sollevato un fronte comune contro le modalità con cui il Governo ha disciplinato il passaggio dal documento cartaceo a quello provvisorio. La protesta, che vede tra i firmatari anche l'assessore bergamasco Giacomo Angeloni, punta il dito contro un quadro normativo giudicato confuso e contro l'improvviso carico di lavoro che grava sugli uffici anagrafici, chiamati a gestire una transizione tutt'altro che lineare.
Il documento temporaneo, realizzato su carta valori con misure 150x110mm e dotato di inchiostro otticamente variabile, fondino di sicurezza e stampa calcografica, è stato ufficialmente approvato con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale del 4 agosto 2026, ma la sua introduzione ha generato più di un malumore tra gli amministratori locali.
Le criticità sollevate dai sindaci e il nodo delle scadenze
Il decreto del 26 giugno scorso aveva fissato al 3 agosto il termine ultimo per la validità delle vecchie carte d'identità cartacee, ma l’entrata in vigore delle nuove disposizioni ha creato un effetto domino di incertezze che gli enti locali definiscono inaccettabili.
Da un lato, la macchina amministrativa si è trovata a dover fronteggiare un’impennata di richieste per il rilascio del nuovo documento provvisorio, in molti casi senza indicazioni operative sufficientemente dettagliate; dall’altro, il Governo ha contestualmente disposto una proroga della validità delle carte cartacee fino al 31 gennaio 2027, limitatamente ad alcune funzioni relative alla pubblica amministrazione, generando una sovrapposizione di regimi che gli operatori degli sportelli faticano a districare.
Questa doppia binario, come sottolineato dai rappresentanti dei Comuni, rischia di vanificare lo stesso scopo dell’innovazione, ovvero accelerare il percorso verso un’identità digitale univoca e sicura.
La protesta di Bergamo e il pressing sulle anagrafi
L’assessore Angeloni, assieme ai colleghi di Padova, Sesto Fiorentino, Vicenza e Verona, ha voluto rimarcare come la pressione sugli uffici anagrafici stia raggiungendo livelli di guardia, proprio in un momento in cui le amministrazioni sono già impegnate su più fronti per la modernizzazione dei servizi. La richiesta, che emerge dalla nota congiunta diffusa dai nove Comuni, è quella di un intervento chiarificatore che definisca una volta per tutte i criteri di gestione del passaggio, evitando che i cittadini si trovino a dover interpretare da soli norme contraddittorie.
Le misure anticontraffazione previste per il nuovo documento, per quanto tecnicamente apprezzabili, non bastano a compensare, secondo gli amministratori, la mancanza di un piano operativo condiviso che tenga conto delle reali capacità di risposta degli enti locali.
L’evoluzione dell’identità digitale e il futuro dello SPID
Il dibattito sul documento provvisorio si inserisce in un quadro più ampio di riorganizzazione dell’identità digitale in Italia, che vede ormai all’orizzonte lo spegnimento graduale dello SPID, il sistema di autenticazione che negli ultimi anni ha accompagnato milioni di cittadini nell’accesso ai servizi pubblici online.
Sebbene lo SPID sia entrato a far parte della quotidianità di italiani di tutte le età, con i cittadini più anziani che spesso hanno dovuto fare affidamento su familiari o conoscenti per utilizzarlo, la progressiva transizione verso la Carta d’Identità Elettronica (CIE) come strumento unico di identificazione digitale è ormai un traguardo fissato dalle cronache politiche per il 2027.
I Comuni, in questo senso, chiedono che la gestione del documento provvisorio non diventi un ulteriore ostacolo, ma un passaggio ordinato verso quel nuovo sistema, evitando che le incertezze attuali si traducano in disagi per i cittadini e in un sovraccarico insostenibile per gli uffici preposti.
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