Unicredit-Commerzbank, il risiko bancario europeo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il dado è tratto. Giorgia Meloni, passata dai romanzi di Tolkien ai grandi della finanza mondiale, si trova ora a dover affrontare una nuova sfida: l'operazione UniCredit-Commerzbank. L'amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, dopo aver rifiutato l'acquisto del Monte dei Paschi di Siena proposto dal precedente governo Draghi e dalla stessa Meloni, ha deciso di lanciare il dado e mettere un piede in Germania. L'obiettivo è creare un colosso finanziario europeo, un'operazione che, seppur necessaria, potrebbe procurare non pochi dispiaceri alla premier italiana.
L'operazione, che vede UniCredit tentare la scalata alla seconda banca tedesca, Commerzbank, è già in fase avanzata. UniCredit detiene attualmente il 9% delle azioni di Commerzbank e ha opzioni per un ulteriore 11,5%, in attesa dell'autorizzazione della Banca Centrale Europea per salire al 20%. Questo movimento strategico, se portato a termine, potrebbe ridurre l'efficacia del golden power, lo strumento che permette al governo italiano di intervenire in operazioni di acquisizione di aziende strategiche da parte di gruppi esteri.
Lando Maria Sileoni, segretario generale del maggior sindacato bancario italiano, la Fabi, ha espresso preoccupazione per le possibili conseguenze di questa operazione. Secondo Sileoni, se l'operazione UniCredit-Commerzbank andrà in porto, il golden power perderà efficacia e nessun governo potrà più attivarlo qualora gruppi bancari o fondi esteri si interesseranno ad aziende e banche italiane. Questo scenario potrebbe mettere a rischio la tutela dei gruppi bancari italiani, come Intesa Sanpaolo, che con oltre 72mila dipendenti è il principale datore di lavoro privato in Italia.
La prima fase dell'incontro tra UniCredit e Commerzbank, avvenuto a Francoforte con la presenza della neo Presidente Bettina Orlopp, si è conclusa con un vantaggio per il gruppo italo-tedesco guidato da Orcel.




