Nuovi capitali e strategie nel lusso, mentre la Cina riparte con acquisti mirati
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Redazione Economia
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Il panorama della moda italiana è attraversato da un dinamismo finanziario che ridisegna, mese dopo mese, gli assetti proprietari di brand affermati, con operazioni che segnalano una fiducia nel settore ma anche un mutato approccio degli investitori. L’ultimo tassello di questo mosaico in movimento è rappresentato dall’ingresso, lo scorso 18 dicembre, di un pool di investitori industriali nel capitale di Etro: il gruppo, composto da Rams Global, Mathias Facchini – attraverso Swinger International – e Giulio Gallazzi – tramite Sri Group – ha agito d’intesa con L Catterton, che rimarrà l’azionista di maggioranza. L’operazione, che si è sviluppata anche attraverso l’acquisizione della partecipazione di minoranza detenuta da Gefin, la holding della famiglia fondatrice, suggerisce una fase di consolidamento e di nuova progettualità per la maison milanese, la cui storia si intreccia ora con quella di soggetti finanziari specializzati nel portare valore alle imprese.
La filosofia di Campara e il nuovo corso di Golden Goose
Una filosofia, quella della creazione di valore, che risuona con particolare forza nelle parole di Silvio Campara, il quale, in un’intervista a Class Cnbc, ha tracciato le linee del futuro di Golden Goose dopo una delle operazioni più rilevanti dell’anno. “Se sei convinto di fare bene, alla fine il valore viene riconosciuto”, ha affermato l’amministratore delegato, sintetizzando l’ottimismo che circonda il brand delle luxury sneaker. Il passaggio sotto il controllo di Hsg, con Temasek in quota di minoranza e Permira che resta nel capitale dopo una parziale uscita, disegna una nuova mappa proprietaria, la cui sfida sarà tradurre la riconosciuta forza del prodotto in una crescita solida e duratura, confermando la centralità dell’Italia nella geografia del lusso globale.
Il ritorno selettivo dei capitali cinesi
In questo quadro, un segnale particolarmente significativo arriva dal ritorno degli investimenti cinesi in Italia, dopo una lunga fase di rallentamento. Il 2025 si sta infatti caratterizzando per un rinnovato dinamismo dei capitali provenienti dalla Cina, i quali, però, si muovono secondo una logica profondamente diversa rispetto al passato: non si tratta più, come una decade fa, di una corsa indiscriminata ad acquisire tecnologie e capacità produttive, bensì di una strategia più raffinata e selettiva, che punta a marchi dal profilo forte, immediatamente riconoscibili e dotati di una storia consolidata. Il Made in Italy, con la sua potenza nei settori del lusso, del design, dell’alimentare e della cosmetica, rappresenta naturalmente un bacino privilegiato per questo tipo di approccio, indicando come l’attrattività del paese vada ben oltre il semplice dato finanziario, radicandosi in un patrimonio di know-how e identità.
L’espansione di Swinger International con Philippe Model
Sul versante delle operazioni più circoscritte, ma non per questo meno indicative delle tendenze in atto, si colloca l’acquisizione del brand Philippe Model Paris da parte di Swinger International, la società presieduta da Mathias Facchini – già coinvolta nell’operazione su Etro. Il deal è stato siglato con 21 Invest, il fondo di private equity fondato da Alessandro Benetton che deteneva la quota di maggioranza del marchio francese dal 2016. “Philippe Model possiede un patrimonio estetico e valoriale molto forte”, ha dichiarato Facchini, sottolineando la volontà di puntare su un’identità precisa. L’operazione, che porta nella stessa orbita un pezzo della storia delle sneaker di fascia premium, testimonia l’appetibilità di nicchie di mercato ben definite e la propensione degli operatori a costruire portafogli di brand sinergici, capaci di dialogare tra loro pur mantenendo una distinta autonomia espressiva.




