La Giornata della Terra 2025: una chiamata alla responsabilità, tra storia e urgenze attuali
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Redazione Interno
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L’idea di dedicare una giornata alla tutela del pianeta prese forma nel 1962, in un’epoca segnata dalle proteste contro la guerra del Vietnam, quando il senatore statunitense Gaylord Nelson propose un teach-in per discutere di questioni ambientali. Fu così che, coinvolgendo personalità come Robert Kennedy – il quale, nel 1963, tenne conferenze in undici Stati americani – si posero le basi per quella che, nel 1970, sarebbe diventata la Giornata della Terra. Un evento nato in ambito universitario e oggi riconosciuto a livello globale, capace di mobilitare fino a un miliardo di persone in centinaia di Paesi.
A distanza di 55 anni, però, il bilancio appare desolante. Se negli anni ’70 la consapevolezza ecologica era ancora acerba – mancavano dati satellitari, studi approfonditi e una vera coscienza collettiva – oggi, nonostante gli allarmi scientifici, l’azione politica e individuale resta insufficiente. Il Wwf, in occasione dell’Earth Day 2025, ha lanciato un appello drammatico: deforestazione, emissioni fuori controllo, inquinamento degli oceani e perdita di biodiversità delineano una crisi senza precedenti. Richiamandosi anche alle parole di Papa Francesco nell’esortazione Laudate Deum, l’associazione sottolinea l’esigenza di un “cambio di rotta” immediato, basato su scelte coraggiose e responsabilità condivise.
Eppure, mentre la Calabria organizza eventi per sensibilizzare sul tema – con focus sull’alimentazione vegetale e la riduzione degli sprechi –, c’è chi si chiede se valga ancora la pena celebrare una ricorrenza sempre più ignorata. In un’epoca in cui gli interessi economici prevalgono sulle emergenze ambientali, l’unica voce autorevole sembra essere stata quella del Pontefice, il cui impegno per il clima è passato spesso in secondo piano.




