Vigilante muore di freddo nel cantiere olimpico di Cortina, scatta l’autopsia
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Redazione Interno
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La notte dell’8 gennaio, mentre la colonnina di mercurio precipitava ben al di sotto dello zero, un uomo di 55 anni ha perso la vita durante un servizio di sorveglianza in uno dei cantieri destinati alle prossime Olimpiadi Invernali. Pietro Zantonini, originario di Brindisi e impiegato da una società esterna, era di guardia presso un’opera antistante il Palaghiaccio di Cortina d’Ampezzo, un sito che, dopo un accurato restauro, si prepara ad accogliere le gare del 2026. I carabinieri, ai quali è affidata l’indagine coordinata dalla Procura, stanno ora esaminando con scrupolo una serie di elementi, tra cui i messaggi scambiati con la moglie e gli orari di servizio pubblicati su una bacheca online, per ricostruire con esattezza le ore che hanno preceduto il fatto.
Le condizioni proibitive e la denuncia della famiglia
Le prime indiscrezioni, che restano in attesa di una conferma ufficiale da parte degli accertamenti medico-legali, parlano di una temperatura percepita che, in quella notte di pieno inverno, avrebbe toccato i sedici gradi sotto zero. Condizioni climatiche proibitive, alle quali si sarebbero sommate, stando a quanto riportato dai colleghi e dai familiari, turni di lavoro estenuanti. La denuncia presentata dai congiunti della vittima sottolinea infatti una presunta “carenza di tutele adeguate”, mentre alcune voci, ancora da verificare nel dettaglio dalle forze dell’ordine, riferiscono di turni notturni della durata di dodici ore, senza un giorno di riposo da oltre due settimane. Proprio in un messaggio, sembra che l’uomo abbia espresso il suo malessere ai colleghi, dichiarando di “stare molto male”.
Le procedure d’obbligo e la reazione sindacale
Dinanzi a un evento così drammatico, l’autorità giudiziaria ha immediatamente disposto il sequestro della salma e l’esecuzione dell’autopsia, passaggi fondamentali per stabilire se il decesso sia riconducibile a cause naturali o se, invece, sia in qualche modo legato alle specifiche condizioni in cui il servizio veniva prestato. L’indagine, per sua natura complessa, dovrà valutare con precisione ogni concausa possibile, dall’esposizione al freddo intenso alla mole dell’impegno lavorativo. Nel frattempo, la notizia ha sollevato un’ondata di sconcerto tra le associazioni di categoria, con il presidente dell’associazione nazionale guardie giurate che, da Napoli, ha lanciato un grido di allarme. “Siamo stanchi”, ha dichiarato Alviti, condensando in poche parole una frustrazione che cova da tempo in un settore spesso caratterizzato da ritmi pressanti.
Un caso che interroga il sistema degli appalti
La tragedia di Cortina, al di là degli esiti delle indagini penali, pone interrogativi stringenti sull’organizzazione del lavoro nei grandi cantieri, specialmente in quelli a termine e di altissima visibilità come quelli olimpici. Il ricorso a ditte esterne per servizi fondamentali, tra cui la vigilanza, se da un lato risponde a logiche di efficienza, dall’altro solleva questioni stringenti in materia di responsabilità e di controllo reale sulle condizioni degli operatori. La vicenda di Pietro Zantonini, pur nella sua crudezza, riporta l’attenzione su quei lavoratori notturni e spesso invisibili, il cui compito è presidiare luoghi deserti in condizioni estreme, mentre la città dorme. Un fatto di cronaca nera che, al di là degli aspetti giudiziari, costringe a riflettere sul costo umano che a volte si nasconde dietro la realizzazione di grandi eventi.




