Milan, Cardinale scarica Ibra: "Zlatan non lavora per il club". Poi svela un retroscena su Amorim
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Redazione Sport
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Gerry Cardinale, numero uno di RedBird e proprietario del Milan, ha voluto mettere fine a una delle tante ambiguità che hanno caratterizzato l'ultimo biennio rossonero. Nel corso di un intervento al WSJ Sports Event, lo stesso in cui ha parlato anche del rapporto con Ruben Amorim, il patron americano ha tracciato un confine netto tra il ruolo di Zlatan Ibrahimovic e quello del club.
Perché, se è vero che lo svedese è una figura centrale nel suo progetto personale, è altrettanto vero che non riveste alcuna carica operativa all’interno della gerarchia del Milan, come lui stesso ha sottolineato senza troppi giri di parole: "Zlatan lavora per RedBird non per il Milan, questa è stata una cosa difficile da far capire alle persone in Europa".
Il mea culpa di Cardinale e la svolta presidenziale
Dopo quattro anni caratterizzati da una gestione spesso percepita come distante, lo stesso proprietario ha ammesso di aver sottovalutato le peculiarità del calcio europeo e italiano. L'idea che il modello statunitense della delega potesse funzionare anche a Milano, in un ambiente dove la presenza fisica del numero uno è considerata un valore aggiunto, si è rivelata un errore di valutazione.
Ecco perché ora, come emerge dalle dichiarazioni rilasciate in questi giorni e dai movimenti societari estivi, Cardinale ha deciso di cambiare passo, diventando un protagonista tangibile e operativo del nuovo corso. Si è arrivati al punto che lo si è visto persino dormire a Milanello, a testimonianza di un coinvolgimento che, a detta di molti osservatori, non era mai stato così marcato.
La posizione di Ibrahimovic: consulente di Gerry, non dirigente del Milan
Il tema scottante, su cui si è acceso il dibattito, rimane però il ruolo di Ibrahimovic. Il fatto che non sia un dipendente del club rossonero era noto, ma la precisazione di Cardinale assume un peso specifico in un contesto, quello di Milanello, dove lo svedese è apparso spesso come una sorta di factotum. Il proprietario ha ribadito che l'ex attaccante è un suo consulente, un uomo di fiducia che lo aiuta a navigare in quello che lui stesso ha definito un "pericoloso ecosistema calcistico".
Tuttavia, ha voluto chiarire che nessuna linea gerarchica interna al Milan passa da Zlatan: nessuno, all'interno del club, riporta a lui. Una dichiarazione che ha suscitato non poche reazioni, in particolare per il contrasto con l'immagine pubblica che lo svedese ha proiettato negli ultimi mesi, sembrando spesso un interlocutore privilegiato nelle scelte di mercato e tecniche.
Il retroscena su Amorim e la telefonata "Forrest Gump"
E poi c'è il retroscena su Ruben Amorim, che ha fatto sorridere gli addetti ai lavori. A raccontarlo è stato il giornalista Fabio Ravezzani, commentando un episodio che ha dell'incredibile: dopo aver assistito ad Argentina-Inghilterra, Cardinale avrebbe chiamato il nuovo tecnico portoghese per chiedergli di replicare le giocate di Leo Messi negli ultimi dieci minuti di quella partita, in particolare i cross.
"Questa storia che Cardinale ha visto Argentina-Inghilterra e ha chiamato Amorim per dirgli che voleva vedere il Milan fare gli stessi cross di Messi negli ultimi 10 minuti di gara è fantastica", ha scritto Ravezzani su X, definendo l'episodio come "tra Forrest Gump e il Borgorosso Football Club".
Una richiesta che, a detta del direttore di TeleLombardia, avrebbe lasciato il tecnico di fronte a una scena surreale, dimostrando forse una certa distanza tra il proprietario americano e le dinamiche di un campo da calcio, sebbene la buona fede e l'entusiasmo dell'operazione fossero fuori discussione.
La strategia di mercato: Amorim al centro del progetto
A dispetto di questi aneddoti, la strategia delineata da Cardinale e dal suo staff sembra avere una direzione precisa. Il nuovo Milan si sta costruendo intorno alla figura di Amorim, che non è solo il tecnico ma un vero e proprio manager coinvolto a tutti i livelli, dal calciomercato alla definizione dell'identità di gioco. Ne sono prova gli investimenti importanti come quelli per Gonçalo Ramos e Mario Gila, arrivati con la benedizione del tecnico e senza i classici tempi biblici che hanno contraddistinto le ultime sessioni di mercato.
L'obiettivo è quello di agire con decisione, senza aspettare la scadenza dell'ultimo giorno disponibile, come ha spiegato lo stesso Cardinale. Una strategia che ha spinto Ravezzani a parlare di un "Milan portoghese", affidato completamente alla sinergia tra il tecnico e l'agente Jorge Mendes, un'operazione che il giornalista ha definito "istintiva, più che ragionata", ma in ogni caso un'iniezione di fiducia per un ambiente che chiedeva risposte forti dopo anni di delusioni.
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