Referendum Giustizia, il verdetto delle urne consegna alla Campania il record del No mentre i magistrati brindano: “Oggi è un bel giorno”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il responso delle urne, scrutinato in tempo reale mentre la giornata volgeva al termine, ha consegnato un verdetto netto al referendum confermativo sulla riforma della giustizia, con il fronte del “No” che ha superato agevolmente la soglia del cinquanta per cento. A decretare la misura di questo successo, al di là del dato nazionale che si è attestato oltre il 54%, è stata la fotografia geografica del voto che vede la Campania ergersi a baluardo incontrastato del rifiuto della riforma: con una percentuale che ha sfiorato il 68% in alcune stime e superato abbondantemente la media regionale attestatasi sul 65,48%, il territorio guidato dal capoluogo partenopeo ha fatto da scudo alla Costituzione. È in questo contesto, tra i corridoi del Tribunale di Napoli, che la compostezza istituzionale ha lasciato presto spazio a un’esplosione di gioia corale, con abbracci, bottiglie di champagne e il coro di “Bella ciao” intonato a squarciagola dai magistrati riuniti nella saletta dell’Associazione Nazionale Magistrati. Una scena che si è ripetuta in varie sedi giudiziarie lungo la penisola, da Milano, dove tra lacrime di commozione e applausi si è respirato il sollievo per il rischio scampato, fino a Roma, segnando una giornata di festa per le toghe.
Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che durante la campagna referendaria si era esposto in prima linea motivando la sua contrarietà alla separazione delle carriere con argomentazioni tecniche legate all’equilibrio del sistema processuale, ha atteso la certezza dei dati per offrire la sua lettura dell’evento. La vittoria del “No”, ha affermato Gratteri, rappresenta un segnale inequivocabile che testimonia come la società civile sia viva, attenta e capace di mobilitarsi quando a essere chiamati in causa sono i principi fondamentali dello Stato di diritto. Il magistrato, che ha voluto sottolineare la consapevolezza della scelta operata dagli italiani, ha interpretato il voto non come un rifiuto a priori del cambiamento ma come un’opposizione a un metodo percepito come impositivo, ribadendo che la giustizia ha certo bisogno di riforme serie, purché costruite con responsabilità e nel rispetto dei diritti. In questa cornice, il presidente onorario del comitato delle toghe ha voluto attribuire al responso popolare una valenza di altissimo profilo, osservando che chi aveva immaginato un sistema giudiziario a due velocità, e quindi una legge non uguale per tutti, è uscito sconfitto dal confronto democratico.
Il risultato, che ha visto il Sì prevalere solo in alcune roccaforti del Nord come Lombardia e Veneto, ha gettato nello sconforto il fronte politico che aveva sostenuto la riforma voluta dal ministro della Giustizia Carlo Nordio. Dalla parte di chi auspicava il cambiamento dell’ordinamento giurisdizionale, la delusione è stata palpabile, sebbene mascherata con la rituale formula del rispetto della volontà popolare: un rappresentante del comitato per il Sì, commentando a caldo il risultato, ha ammesso con una punta di amarezza che la battaglia era stata condotta con tutte le energie a disposizione, senza però riuscire a scalfire la compattezza del fronte contrario. La premier Giorgia Meloni, riconoscendo la sconfitta, ha dichiarato che il governo avrebbe proseguito il suo cammino con responsabilità, mentre dall’altra parte dell’arco parlamentare il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha esultato definendo il successo del No una rivincita della Costituzione.
La festa delle toghe tra simboli e cori improvvisati
L’atmosfera nei palazzi di giustizia, specialmente in quello di Napoli dove l’affluenza al voto per il “No” ha toccato punte di oltre il 75% in città, ha assunto i toni di una vera e propria celebrazione collettiva. I magistrati, riuniti in assemblea spontanea, hanno abbandonato per qualche ora il rigore delle aule per trasformare la saletta dell’Anm in un luogo di festa, dove il brindisi con lo champagne è stato accompagnato da cori ironici rivolti alla presidente del Consiglio. A Milano, analogamente, l’aria di attesa che aveva caratterizzato la mattinata si è dissolta non appena le proiezioni hanno confermato l’ampio margine del “No”, lasciando spazio ad abbracci convinti e a qualche lacrima di commozione tra i giudici e i pubblici ministeri che avevano seguito con apprensione lo spoglio. In questo clima di esultanza, la Giunta esecutiva centrale dell’Anm ha voluto tuttavia rivendicare il valore costituzionale della consultazione, definendo la giornata un “bel giorno per il nostro Paese” e sottolineando come il risultato non rappresenti un punto di arrivo ma, piuttosto, un punto di partenza per una riflessione più ampia sull’autonomia della giurisdizione.
I numeri di una Campania protagonista e il ruolo della società civile
Se il dato nazionale ha raccontato di un Paese spaccato in due, con una partecipazione al voto superiore al 58% che ha sorpreso gli stessi osservatori, è nel Mezzogiorno che si è consumato il cuore della tenuta del fronte del “No”. La Campania, con un’affluenza che ha sfiorato il 50% alle urne, ha registrato un risultato schiacciante per i contrari alla riforma, superando ampiamente la media italiana e attestandosi come la regione con la più alta percentuale di rifiuto della legge costituzionale. Il governatore della regione, commentando i dati provenienti da Eligendo, ha parlato di un risultato storico che consegna il territorio a protagonista assoluto della consultazione, sottolineando come il dato campano abbia funto da scudo rispetto a un progetto di riforma giudicato troppo sbilanciato. In questa dinamica, il procuratore Gratteri ha colto l’occasione per ampliare il discorso, osservando come la mobilitazione non sia stata soltanto una reazione di categoria ma l’espressione di una società civile attenta, capace di riconoscere il valore dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il fronte del Sì incassa la sconfitta e si prepara all’analisi
Mentre nei tribunali si brindava, il fronte che aveva fatto campagna per il Sì ha dovuto incassare un verdetto che lascia pochi spazi a interpretazioni alternative. La delusione, sebbene controllata, è emersa nelle dichiarazioni a caldo dei promotori, i quali hanno ammesso di aver messo in campo ogni sforzo per convincere gli elettori della bontà di una riforma pensata per rendere la giustizia più efficiente. Al di là delle valutazioni politiche contingenti, l’esito del referendum restituisce l’immagine di un Paese che, chiamato a esprimersi su un nodo strutturale del suo ordinamento, ha scelto di preservare l’impianto costituzionale esistente, affidando alla politica il compito di ripensare eventuali interventi in un quadro di maggior condivisione. Per i magistrati, che hanno visto respinto un tentativo di separazione delle carriere ritenuto da molti penalizzante per il ruolo dell’accusa, si apre ora una fase in cui la festa lascerà il posto al lavoro quotidiano nelle procure e nelle corti, consapevoli di aver ottenuto una legittimazione popolare di straordinaria portata.




