Napoli, lo spoglio e la notte del referendum: oltre il 75% di No, al Tribunale i magistrati brindano con “Bella ciao”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È un risultato che, nei numeri, non lascia spazio a interpretazioni ambigue. A Napoli, dove lo scrutinio per il referendum sulla giustizia ha proceduto senza sosta per tutta la giornata, il fronte del “No” ha superato ampiamente la soglia del 75%, attestandosi su percentuali che hanno trasformato l’attesa in una festa collettiva all’interno del Palazzo di Giustizia. Il dato locale, decisamente più marcato rispetto alla media nazionale che ha visto prevalere il fronte dell’opposizione alla riforma costituzionale con percentuali intorno al 54%, ha offerto l’occasione per una manifestazione corale da parte delle toghe partenopee.

La sala dell’Anm si trasforma: brindisi, cori e una liberatoria “Bella ciao”

Nella saletta riservata all’Associazione Nazionale Magistrati del Tribunale di Napoli, una cinquantina di giudici e pubblici ministeri si sono radunati per seguire in diretta il flusso dello spoglio; un’attesa che, con il consolidarsi della vittoria del “No”, si è rapidamente trasformata in euforia. Le note di “Bella ciao” hanno iniziato a risuonare tra le mura dell’edificio giudiziario, mentre comparivano le prime bottiglie di champagne per suggellare quello che, agli occhi dei presenti, rappresentava un verdetto popolare di segno opposto alla riforma voluta dall’esecutivo. Tra i magistrati intervenuti, spiccava la presenza del procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro, figura di spicco nella battaglia referendaria locale, accolto al suo arrivo da un caloroso scambio di applausi e cori. Non solo canti: l’atmosfera, a tratti, ha assunto i toni di uno stadio, con cori ritmati indirizzati alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, testimonianza della tensione politica che ha attraversato la campagna referendaria.

Gratteri rompe il silenzio: “Un segnale di difesa della Costituzione”

Se nei locali dell’Anm si festeggiava, il procuratore capo Nicola Gratteri ha scelto di rimanere nel proprio ufficio, osservando un prolungato riserbo durante le prime ore dello scrutinio. Solo dopo le 17, quando la matematica certezza della vittoria del “No” era ormai inconfutabile, Gratteri ha offerto la sua lettura dell’esito referendario. Il capo dei pm di Napoli ha descritto il risultato come un “segnale forte e chiaro”, l’espressione di una società civile vigile e pronta a mobilitarsi per la difesa dei principi fondamentali. Nelle sue dichiarazioni, ha inquadrato la scelta elettorale come una “presa di posizione consapevole” a tutela della Costituzione e dell’equilibrio tra le istituzioni, evitando di addentrarsi in valutazioni sul merito tecnico della riforma bensì concentrandosi sul valore simbolico e giuridico della partecipazione popolare.

Il quadro nazionale e le reazioni nel Palazzo di Giustizia milanese

Il clima di festa non è stato un’esclusiva partenopea. Anche nel Tribunale di Milano, analogamente a quanto accaduto in via Enrico De Nicola a Napoli, i magistrati si sono riuniti per celebrare l’esito della consultazione. Applausi scroscianti e momenti di commozione hanno accolto i dati che confermavano il vantaggio netto del “No” su scala nazionale, mentre le rappresentanze sindacali di sinistra, dopo aver sostenuto attivamente la campagna referendaria, hanno partecipato ai momenti conviviali che ne sono scaturiti. L’Associazione Nazionale Magistrati, attraverso le sue articolazioni territoriali, ha accolto l’esito del voto definendolo “un bel giorno per il Paese”, interpretando la volontà espressa dagli elettori come un’approvazione dell’assetto costituzionale vigente in materia di ordinamento giudiziario.

I numeri di Napoli: un secco verdetto elettorale

A confermare l’ampiezza del fenomeno sono i dati relativi al capoluogo campano, dove lo scrutinio ha evidenziato un divario ben superiore alla media nazionale. Con lo spoglio che ha superato ampiamente la metà delle sezioni cittadine, il “No” si è spinto oltre il 76% dei voti validi, riducendo il fronte del “Sì” a una quota minoritaria intorno al 23%. Questi numeri, che riflettono una tendenza particolarmente marcata nei grandi centri urbani del Sud, hanno delineato un profilo sociologico del voto diametralmente opposto a quello auspicato dai promotori della riforma. L’affluenza, che ha toccato punte elevate in diverse regioni d’Italia, ha segnato anche in città un ritorno alla partecipazione che i magistrati presenti in Tribunale non hanno esitato a definire come una “nuova primavera” per la democrazia italiana, riprendendo una metafora già circolata durante la campagna elettorale.

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