Ex Ilva, sciopero ad oltranza e Cig per l’indotto: il governo vara il decreto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La crisi Ex Ilva entra in una nuova fase con lo sciopero ad oltranza dei lavoratori e la cassa integrazione per l’indotto, mentre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con misure per sostenere occupazione e continuità degli impianti. La protesta coinvolge diversi territori legati alla siderurgia italiana, da Taranto a Genova e Novi Ligure, con presidi e blocchi che hanno aumentato la pressione sul governo.

Il provvedimento dell’esecutivo interviene nel momento più delicato della vertenza industriale e prevede il mantenimento degli altiforni in riscaldo, una condizione tecnica che consente di preservare la funzionalità degli impianti dell’area a caldo di Taranto. La norma punta a evitare un arresto definitivo delle strutture produttive in attesa della pubblicazione della motivazione della pronuncia della Corte di Cassazione, comunque non oltre il 15 dicembre.

Il decreto comprende anche interventi per favorire la reindustrializzazione dell’area tarantina, attrarre nuovi investimenti e accompagnare la ricollocazione dei lavoratori coinvolti nella crisi. Il pacchetto complessivo ha un valore indicato dal governo in 187 milioni di euro e include una quota di prestito pari a 40,5 milioni destinata alla società. Tra gli strumenti previsti figurano anche corsie preferenziali per i contratti di sviluppo collegati alla creazione di nuova occupazione.

La protesta dei lavoratori e i blocchi nei territori

La mobilitazione sindacale non si è fermata dopo l’annuncio delle misure governative. A Taranto i lavoratori hanno organizzato presidi notturni e blocchi stradali, arrivando a interessare gli accessi alla raffineria Eni con conseguenze sui trasporti e sulla circolazione dei mezzi. Le organizzazioni sindacali chiedono garanzie sul futuro produttivo degli stabilimenti e contestano una soluzione basata principalmente sugli ammortizzatori sociali.

La tensione si è estesa anche agli stabilimenti del Nord collegati alla filiera dell’acciaio. A Genova i manifestanti hanno incontrato il vescovo Marco Tasca, che ha espresso la necessità di proteggere le famiglie coinvolte dalla crisi. A Novi Ligure e negli altri siti interessati, la preoccupazione riguarda le ricadute occupazionali legate alla riduzione delle attività produttive e alla difficoltà di garantire continuità alle lavorazioni.

Il fronte dell’indotto rappresenta uno degli aspetti più delicati della vertenza. Le aziende che lavorano intorno al polo siderurgico rischiano infatti di subire gli effetti della riduzione delle attività principali, con migliaia di addetti coinvolti nelle misure di sostegno al reddito. Il decreto approvato dal governo estende gli ammortizzatori sociali fino alla fine di giugno per sostenere i lavoratori delle imprese collegate.

La strategia del governo tra continuità produttiva e riconversione

L’intervento dell’esecutivo si muove su due direttrici: evitare la perdita definitiva della capacità industriale esistente e preparare una trasformazione dell’area siderurgica. Il mantenimento degli impianti in riscaldo è collegato alla prospettiva di una riconversione verso tecnologie differenti, mentre i progetti di reindustrializzazione mirano a creare nuove opportunità economiche nel territorio.

La vertenza coinvolge anche il tema della transizione industriale, perché il futuro dell’ex Ilva è legato alla possibilità di sostituire progressivamente gli attuali processi produttivi con soluzioni a minore impatto ambientale. Per i lavoratori, però, la priorità indicata durante la protesta è la tutela dell’occupazione e la necessità di collegare gli interventi pubblici a un percorso concreto di mantenimento del lavoro.

Il confronto tra governo e sindacati riguarda anche gli stabilimenti dell’indotto e le aziende che dipendono dalla produzione siderurgica. Le richieste dei rappresentanti dei lavoratori comprendono strumenti per accompagnare chi è vicino ai requisiti pensionistici, incentivi all’uscita volontaria e misure dedicate alla riqualificazione professionale.

Le ricadute sulla filiera dell’acciaio

La crisi dell’ex Ilva non riguarda soltanto il sito principale di Taranto, ma una rete industriale distribuita su più aree del Paese. La sospensione o la riduzione delle attività nello stabilimento pugliese ha effetti sulle lavorazioni collegate, compresi gli impianti che utilizzano i prodotti siderurgici per le fasi successive della produzione.

Tra le richieste avanzate dai lavoratori degli stabilimenti del Nord c’è anche la possibilità di acquistare sul mercato coils a caldo per alimentare le linee di lavorazione e ridurre l’impatto occupazionale dello stop produttivo. A Genova, in particolare, la mobilitazione si è concentrata sulla difesa delle attività industriali e sulla richiesta di continuità per le lavorazioni presenti sul territorio.

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