Bill Gates: la tecnologia è un mondo che ha bisogno di essere governato
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Redazione Economia
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«Non stiamo prestando abbastanza attenzione ai rischi» legati all'intelligenza artificiale e «non stiamo facendo abbastanza per ridurre i danni al minimo». Bill Gates, cofondatore ed ex amministratore delegato di Microsoft, non usa mezzi termini nell'intervista rilasciata ai media vaticani, nella quale affronta senza giri di parole il nodo della governance tecnologica.
«Non facciamo abbastanza neanche per cogliere le opportunità attuali che offre l'intelligenza artificiale», aggiunge, delineando un quadro in cui le carenze non riguardano soltanto la protezione dai pericoli, ma anche la capacità di sfruttare appieno le potenzialità di una tecnologia che sta ridefinendo interi settori.
Il giudizio sull'enciclica e la preservazione dell'umano
Sul documento firmato da Papa Leone, Gates si sofferma con attenzione tutt'altro che superficiale. «Sì, l'ho letta e ne ho parlato in una mia nota interna in agosto. Ne sono rimasto affascinato. Getta una solida base per il lavoro che occorre fare», racconta. Il punto che lo ha colpito maggiormente riguarda l'approccio del Pontefice: «La cosa che mi ha colpito è che il Papa non dice "fermate l'intelligenza artificiale". La sua argomentazione è più ponderata: sostiene che, di fronte a tutto ciò, dobbiamo preservare attivamente ciò che c'è di umano».
Una posizione che il fondatore di Microsoft condivide pienamente, tanto da indicare ambiti specifici in cui la relazione umana rappresenta l'essenza stessa dell'attività: «Ci sono alcuni compiti come la cura dei bambini, la funzione di giudice o di giurato, e nell'ambito della medicina, la cui essenza è proprio la relazione. Non dovremmo consegnare quei compiti a un modello solo perché è diventato abbastanza capace da svolgerli».
Un settore che non può autoregolamentarsi
Il tema della governance attraversa l'intera riflessione di Gates, che non nasconde le proprie preoccupazioni circa la capacità dell'industria tecnologica di darsi regole efficaci senza un intervento esterno. Il settore dell'intelligenza artificiale, sostiene, non può essere lasciato a sé stesso: serve una guida da parte dei governi, un quadro in cui la tecnologia sia orientata verso finalità condivise. Non si tratta, nelle sue parole, di frenare lo sviluppo, ma di indirizzarlo.
In questa prospettiva, l'impegno della Chiesa cattolica e di altri gruppi religiosi nel dibattito sull'intelligenza artificiale assume un valore che Gates definisce fondamentale: «Mi fa molto piacere vedere la Chiesa cattolica e altri gruppi religiosi così coinvolti nel dibattito sull'intelligenza artificiale; ritengo che il loro impegno sia fondamentale per assicurare che l'intelligenza artificiale serva tutti nella maniera più equa».
Cyber sicurezza: il pericolo concreto nell'immediato
Se il dibattito pubblico si concentra spesso su scenari apocalittici, Gates invita a guardare ai rischi che si materializzano già oggi. Il vero pericolo immediato legato all'intelligenza artificiale, ha spiegato, è quello della cyber sicurezza. E i dati che arrivano dall'Asia sembrano dargli ragione. In Giappone e Corea del Sud è in corso un'ondata di attacchi informatici che gli esperti ricollegano proprio all'uso di strumenti di intelligenza artificiale, in grado di abbassare le barriere tecniche per criminali informatici.
Nel Paese del Sol Levante, nei primi nove mesi dell'anno, gli incidenti informatici hanno già superato il totale dell'intero anno precedente: a settembre se ne sono registrati 86, con un incremento del 18% rispetto ad agosto e del 37% rispetto a luglio. Le autorità sudcoreane hanno segnalato 1.236 incidenti nella prima metà dell'anno, in aumento del 20% su base annua, con un'impennata particolarmente marcata degli attacchi DDoS e dei ransomware.
L'abbassamento della soglia tecnica e le risposte delle autorità
Il fenomeno descritto dagli analisti di cybersicurezza non riguarda soltanto la quantità degli attacchi, ma la loro stessa natura. L'intelligenza artificiale, osservano gli esperti, consente di automatizzare attività che un tempo richiedevano competenze specialistiche, dalla scansione di vulnerabilità alla creazione di campagne di phishing, rendendo il crimine informatico più rapido, economico e difficile da individuare.
In Corea del Sud, nove istituti bancari e due grandi organizzazioni religiose sono oggetto di indagini per attacchi che potrebbero aver coinvolto strumenti di intelligenza artificiale; secondo la società di cybersicurezza CrowdStrike, l'attacco alle banche sudcoreane sarebbe opera di un ventiseienne con base in Cina che difficilmente avrebbe potuto condurre l'operazione senza il supporto dell'intelligenza artificiale.
In Giappone, il gruppo editoriale Nikkei ha subito l'accesso fraudolento a un account aziendale, con la conseguente diffusione di novemila email malevole, mentre l'Università Pubblica di Osaka ha visto bloccati cinquecento server, con minaccia di rilascio dei dati di centotrentamila persone.
Le autorità di entrambi i Paesi hanno avviato risposte concrete: la Commissione dei Servizi Finanziari sudcoreana ha richiesto al settore finanziario di completare un'autovalutazione di cybersicurezza in dodici punti, mentre il ministro giapponese per la trasformazione digitale ha convocato una riunione interministeriale, con l'Ufficio Nazionale per la Cybersicurezza che pianifica l'invio di avvertimenti alle imprese.
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