L’oro rialza la testa dopo il peggior mese dal 2013
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Redazione Economia
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Il rimbalzo del metallo prezioso, che nelle ultime sedute ha mostrato una decisa inversione di tendenza cancellando – almeno in parte – il pessimismo accumulato nella fase centrale del mese scorso, trova fondamento in una combinazione di fattori macroeconomici e geopolitici. La spinta principale arriva dall’impennata delle quotazioni petrolifere, le cui ripercussioni sull’inflazione attesa hanno riacceso l’interesse per l’asset rifugio per eccellenza; a questo si aggiunge un mutato scenario sul fronte delle tensioni mediorientali, con la de-escalation indotta dalle parole del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha preannunciato una soluzione imminente per la crisi in Iran, allontanando così lo spettro di un conflitto prolungato che aveva invece caratterizzato le contrattazioni nelle settimane precedenti.
Una risalita dopo oltre un decennio di flessioni
Il movimento di recupero che stiamo osservando assume una rilevanza particolare se letto alla luce del contesto da cui si origina: marzo, infatti, è stato per l’oro il peggior mese da oltre un decennio. Una performance negativa che gli analisti hanno già paragonato a quella registrata nel lontano 2013, sebbene per il prezzo spot si tratti addirittura della flessione mensile più marcata dal 2008. La rapidità con cui il metallo sta ora risalendo dai minimi toccati in quella fase suggerisce una reazione violenta del mercato, tipica di quei contesti in cui la pressione ribassista si era spinta oltre i livelli considerati fisiologici, lasciando spazio a un’inversione altrettanto brusca non appena le variabili di rischio – come quelle legate al conflitto mediorientale e alla politica monetaria – hanno iniziato a mostrare segnali di discontinuità.
Il quadro tecnico e il superamento della resistenza chiave
Prosegue anche stamattina la fase positiva del Gold future con scadenza giugno 2026, che ieri ha saputo confermare il breakout della resistenza chiave posta a 4.650 dollari. Un superamento, questo, che secondo i parametri dell’analisi tecnica apre la strada verso un target potenziale posto a quota 4.900 dollari, allontanando l’impatto della brusca correzione patita durante la parte centrale del mese scorso. Le evidenze che arrivano dagli indicatori algoritmici iniziano a recepire questo cambio di sentiment: il Parabolic Sar si è già girato in posizione long, segnalando un’inversione della tendenza precedente; l’Macd sta risalendo verso la sua media mobile, mentre lo Stocastico – dopo un prolungato stazionamento in territorio di ipervenduto – ha già raggiunto l’area d’ipercomprato. A completare il quadro, l’Rsi staziona ancora all’interno dell’area d’ipervenduto, un dettaglio che, in un contesto di prezzi in rialzo, viene spesso interpretato come il residuo di una fase di accumulazione non ancora del tutto esaurita.
La fotografia delle contrattazioni odierne
A Roma, l’andamento odierno conferma la tenuta della tendenza: il metallo prezioso spot passa di mano a 4.686,78 dollari l’oncia, segnando un +0,40% in una seduta che ha visto invece un andamento opposto per l’argento, scambiato a 74,77 dollari con un calo dello 0,20%. Questo differenziale nella direzione dei prezzi tra i due metalli, che pure condividono parte della funzione di riserva di valore, riflette la selettività con cui il mercato sta interpretando il momento: mentre l’oro beneficia appieno della riduzione dell’incertezza geopolitica combinata con le attese inflazionistiche legate al caro energia, l’argento resta maggiormente esposto alle dinamiche della domanda industriale e alla correlazione con il ciclo economico globale, fattori che in questa fase paiono prevalere sulla sua identità di bene rifugio.




