Crollo dell'oro, il peggior giorno da dodici anni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il mercato dell'oro, che aveva toccato una sequenza di record storici, ha registrato un'improvvisa e violenta frenata, la più severa da oltre un decennio. Dopo aver superato la soglia dei 4.380 dollari l'oncia, il metallo giallo ha perso, in un'unica seduta di contrattazioni, il 5,7 per cento del proprio valore, scivolando fino a 4.109 dollari. Questo brusco tonfo, che ha interrotto una corsa al rialzo apparentemente inarrestabile, costituisce il calo più significativo in una giornata dal lontano 2013, sorprendendo gli operatori che fino a poche ore prima navigavano in acque positive.

I livelli di supporto e la fase di riaccumulo

Nelle contrattazioni successive al crollo, l'E-Mini Gold future ha mostrato una certa resilienza, mantenendosi al di sopra di un'area di supporto tecnico individuata tra i 4.030 e i 4.020 dollari. Gli analisti, pur confermando la solidità del trend positivo di fondo, sottolineano come sia necessaria, prima di un eventuale nuovo slancio, una fase di riaccumulazione. Da un punto di vista grafico, del resto, soltanto una rottura netta del livello dei 4.400 dollari potrebbe innescare un segnale rialzista di tipo direzionale, indicando la ripresa di un momentum sostenuto.

Le prospettive di lungo periodo nonostante la correzione

Nonostante la correzione, che qualcuno ha definito "uno stop and go", le prospettive di lungo termine per l'oro rimangono robuste, tanto che alcuni colossi degli investimenti, come Goldman Sachs, continuano a vedere margine per una salita fino a 4.900 dollari l'oncia. La corsa che ha portato il metallo a stabilire trentanove nuovi massimi storici nel corso dell'anno non sembra dunque essersi esaurita, ma ha semplicemente subito una pausa di riflessione dopo un'avanzata così prolungata e marcata.

I fattori strutturali che sostengono la domanda

La forza dell'oro è stata alimentata da una costellazione di elementi, i quali, nel loro insieme, hanno spinto la domanda verso l'alto. Tra questi, le persistenti tensioni commerciali a livello globale, un quadro di incertezza politica ed economica – con Donald Trump nuovamente presidente degli Stati Uniti –, l'aumento consistente degli acquisti da parte delle banche centrali di diversi paesi e un contestuale indebolimento del dollaro americano. Questi driver fondamentali, che ne fanno un bene rifugio per eccellenza, non hanno perso la loro rilevanza, continuando a fornire un sostegno solido al prezzo nonostante le fluttuazioni tecniche.

I primi segnali di recupero dopo la batosta

Nella seduta seguente al tonfo, i listini hanno mostrato i primi timidi segnali di ripresa. L'oro spot, quello con consegna immediata, è stato scambiato a 4.115,54 dollari l'oncia, segnando un avanzamento dello 0,42 per cento, mentre i futures con scadenza a dicembre sul Comex hanno chiuso a 4.136,50 dollari, con un incremento più consistente pari all'1,75 per cento. Questi movimenti, seppur contenuti, indicano una parziale reazione del mercato dopo la severa correzione, suggerendo che l'interesse per il metallo prezioso rimane vivo.

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