Oro in recupero dopo il peggior trimestre in 13 anni: le prospettive del mercato

Oro in recupero dopo il peggior trimestre in 13 anni: le prospettive del mercato
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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nelle prime sedute di luglio il metallo prezioso ha provato a voltare pagina dopo un trimestre da dimenticare. Le quotazioni dell'oro, che avevano subito una flessione significativa nelle settimane precedenti, hanno registrato un rimbalzo sostenuto da una serie di fattori macroeconomici, in primis i deludenti dati sull'occupazione statunitense. Il prezzo spot è salito oltre la soglia dei 4.160 dollari l'oncia, mentre il future agosto ha superato i 4.178 dollari, recuperando terreno rispetto ai minimi toccati sotto i 4.000 dollari.

Il trimestre più nero degli ultimi tredici anni

Il bilancio del trimestre chiuso a fine giugno è stato impietoso: il metallo giallo ha registrato una flessione di circa il 14%, la peggiore performance trimestrale dal 2013, come confermano le analisi di Milano Finanza. Un dato che sorprende se si considera il contesto geopolitico, che in teoria avrebbe dovuto sostenere la domanda di beni rifugio.

Le cause di questa inversione di tendenza sono da ricercare nell'aumento dei rendimenti dei Treasury statunitensi, che hanno raggiunto il 4,467% sul decennale, e nelle rinnovate aspettative di una Federal Reserve più aggressiva sulla politica monetaria. La riunione della Fed di giugno ha segnato una svolta netta, con diversi membri del comitato che hanno espresso la necessità di almeno un rialzo dei tassi entro la fine del 2026.

La svolta dei dati sul lavoro americano

Il cambio di passo è arrivato con la pubblicazione del rapporto sui payrolls di giugno, che ha mostrato un incremento di soli 57.000 nuovi posti di lavoro, ben al di sotto delle stime di 110.000 e con la disoccupazione salita al 4,2%. Ancora più preoccupanti sono i dati strutturali emersi dalle indagini sulle famiglie: gli occupati si sono ridotti di 507.000 unità, la flessione più ampia dall'avvio degli adeguamenti sulla popolazione, mentre il tasso di partecipazione alla forza lavoro è crollato al 61,5%.

Questo quadro ha indotto il mercato a ridimensionare le probabilità di un ulteriore inasprimento monetario, con le scommesse su un rialzo a settembre scese dal 66% al 54%.

Il ruolo del dollaro e delle banche centrali

Il recupero dell'oro è stato accompagnato da un indebolimento del dollaro, che ha amplificato l'attrattività del metallo prezioso per gli investitori internazionali, in un contesto di riduzione del rendimento reale atteso sugli asset in dollari. Un elemento da non sottovalutare è la persistente domanda da parte delle banche centrali: nel mese di maggio gli acquisti netti hanno totalizzato 41 tonnellate, con Polonia e Cina in testa con rispettivamente 18 e 10 tonnellate.

Il World Gold Council rileva che l'82% degli istituti centrali interpellati detiene oro fisico e una quota netta del 30% progetta di aumentare l'allocazione nei prossimi uno o due anni.

Prospettive contrastanti per il secondo semestre

Le previsioni degli analisti per i prossimi mesi restano prudenti. JP Morgan, che aveva formulato un target di 6.000 dollari, ha rivisto le stime al ribasso a 4.500 dollari per il quarto trimestre, prevedendo una media di 4.300 dollari nel terzo trimestre. Ewa Manthey di ING si muove su posizioni simili, con una stima di 4.300 dollari nel terzo trimestre e 4.600 nel quarto. Più ottimista DWS, che mantiene una previsione di 5.000 dollari l'oncia per il 2026, mentre Goldman Sachs ha abbassato il target a fine anno a 4.

900 dollari, indicando comunque un potenziale rialzo del 20% rispetto ai prezzi correnti.

La diversificazione delle riserve valutarie da parte delle banche centrali, i continui rischi geopolitici legati al controllo dello Stretto di Hormuz e le tensioni politiche sull'indipendenza della Federal Reserve restano i principali fattori strutturali a sostegno del metallo prezioso, che dopo un anno di crescita eccezionale sta attraversando quella che molti interpretano come una necessaria fase di consolidamento.

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