Aereo militare precipita in Colombia, il bilancio è di 66 morti nella giungla di Putumayo
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Redazione Esteri
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Il velivolo, un C-130 Hercules dell’aeronautica militare colombiana, si è spento nei radar poco dopo il decollo dalla pista di Puerto Leguízamo, trasformando quella che doveva essere una normale operazione di trasferimento in una delle più gravi sciagure aeree degli ultimi anni nel paese. L’incidente, avvenuto in una zona rurale del dipartimento di Putumayo, al confine con Ecuador e Perù, ha disseminato rottami e fiamme nella fitta vegetazione amazzonica, rendendo le operazioni di soccorso particolarmente complesse per i primi intervenuti giunti sul posto. A bordo del quadrimotore, utilizzato abitualmente per missioni logistiche e di trasporto truppe, si trovavano complessivamente 139 persone, un numero che inizialmente era stato indicato con stime provvisorie ma che le autorità militari hanno poi confermato con esattezza: 128 soldati e 11 membri dell’equipaggio.
Un bilancio provvisorio che si è aggravato con il recupero dei corpi
Le cifre fornite dall’esercito nazionale, aggiornate nelle ore successive allo schianto, parlano di 66 vittime accertate. Di queste, 58 erano membri dell’esercito nazionale, mentre sei appartenevano alla Forza aerea colombiana e due erano agenti della Polizia nazionale. Il resto dei passeggeri, decine di feriti, è stato trasportato in strutture sanitarie militari e civili della regione; alcuni di loro, secondo quanto riferito da fonti ufficiali, sarebbero in condizioni critiche a causa della violenza dell’impatto e delle ustioni riportate. Il tragico evento si è consumato nella mattinata del 23 marzo, quando l’aereo, appena decollato, ha perso quota rapidamente per ragioni che restano, al momento, avvolte nel mistero.
Le indagini si concentrano sui resti del C-130 nella foresta
I detriti del C-130 Hercules, dispersi in un’area boschiva di difficile accesso nel dipartimento di Putumayo, sono ora al centro delle indagini avviate dalla procura militare insieme agli inquirenti civili. Gli investigatori stanno cercando di recuperare le scatole nere del velivolo – i registratori di volo e dei dati tecnici – nella speranza che possano offrire elementi concreti per comprendere la dinamica. Le prime ipotesi tecniche, sebbene ancora prive di conferma ufficiale, circolano negli ambienti aeronautici e lasciano spazio a molteplici piste, dal possibile guasto meccanico improvviso a un errore umano in una fase delicata come quella del decollo; nessuna ipotesi viene al momento privilegiata, né sono state avanzate richieste di supporto internazionale, segno che le autorità colombiane intendono gestire in autonomia l’inchiesta.
Il contesto operativo e le sfide del recupero in Amazzonia
L’operazione di recupero dei corpi e dei sopravvissuti – se così si possono definire i feriti estratti dalle lamiere – ha richiesto l’impiego di elicotteri e squadre specializzate capaci di operare in un ambiente impervio, dove la copertura vegetale e l’assenza di vie di comunicazione adeguate hanno rallentato i soccorsi. L’aereo, un modello Hercules ampiamente utilizzato dalle forze armate di diversi paesi per la sua affidabilità e capacità di carico, era partito da Puerto Leguízamo, snodo strategico nella zona di confine meridionale. L’epicentro della tragedia si trova in una regione storicamente segnata dalla presenza di gruppi armati illegali e da difficoltà infrastrutturali, circostanze che complicano ulteriormente il lavoro degli investigatori chiamati a isolare l’area. Le operazioni di rimozione dei resti, si apprende da fonti militari, proseguiranno senza sosta nelle prossime ore, mentre l’attenzione si sposta ora sulle cause tecniche e sulle eventuali responsabilità legate alla manutenzione del velivolo e alla pianificazione del volo.




