Celiachia e osteoporosi, il 40% ha osteopenia: i segnali da conoscere

Celiachia e osteoporosi, il 40% ha osteopenia: i segnali da conoscere
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
SALUTE Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Salute Redazione Salute   -   La celiachia può provocare fragilità ossea anche in assenza dei classici disturbi intestinali, aumentando il rischio di osteopenia, osteoporosi e fratture precoci. Una revisione sistematica pubblicata nel 2019 su Nutrition Journal ha rilevato che il 40% delle persone celiache presenta osteopenia, mentre il 14% soffre di osteoporosi. In occasione della Giornata mondiale dell'osteoporosi del 20 ottobre 2026, tre organizzazioni italiane richiamano l'attenzione sull'importanza della diagnosi precoce, soprattutto quando la perdita di massa ossea compare in età insolitamente giovane o senza una causa evidente.

Perché la celiachia può indebolire le ossa anche senza sintomi intestinali

Il collegamento tra le due patologie nasce dalle alterazioni che la malattia celiaca può provocare nell'intestino. Si tratta di una condizione immunomediata scatenata dall'assunzione di glutine nelle persone geneticamente predisposte. L'infiammazione della mucosa intestinale può compromettere l'assorbimento di sostanze indispensabili per lo scheletro, in particolare calcio e vitamina D. Se questa situazione si protrae senza un trattamento adeguato, la densità minerale ossea può diminuire progressivamente. Il problema diventa più difficile da riconoscere nei pazienti che non manifestano diarrea, gonfiore o dolori addominali: in questi casi, una frattura inattesa oppure un risultato anomalo agli esami delle ossa possono rappresentare elementi utili per individuare una patologia ancora sconosciuta.

Le donne meritano particolare attenzione perché rappresentano circa il 70% delle persone con diagnosi di celiachia in Italia. Durante la menopausa, la diminuzione degli estrogeni favorisce un'accelerazione della perdita di massa ossea. L'eventuale presenza di un malassorbimento non riconosciuto può aggravare questa condizione, rendendo necessaria una valutazione che consideri contemporaneamente età, situazione ormonale, alimentazione e attività fisica. Una bassa densità ossea, tuttavia, non costituisce da sola una prova della malattia celiaca. Il medico deve esaminare anche gli altri possibili fattori di rischio e stabilire quali approfondimenti siano appropriati per il singolo paziente.

Diagnosi precoce, dieta senza glutine e controlli per proteggere lo scheletro

Il riconoscimento tempestivo della celiachia permette di intervenire sulle conseguenze del malassorbimento. Il trattamento consiste nell'eliminazione rigorosa del glutine dall'alimentazione, con un percorso seguito da professionisti sanitari. Il recupero della funzionalità intestinale può favorire un migliore assorbimento dei nutrienti e contribuire al miglioramento della massa ossea, ma i risultati dipendono dalla durata della malattia e dalla gravità delle carenze presenti. Nei bambini e negli adolescenti, il trattamento durante la crescita è particolarmente importante per raggiungere un adeguato patrimonio scheletrico. Negli adulti possono invece essere necessari controlli specifici e, nei casi indicati, trattamenti mirati contro l'osteoporosi.

Tra gli strumenti utilizzati per valutare la salute dello scheletro figura la densitometria ossea, conosciuta anche come MOC, che misura la densità minerale delle ossa. Le indicazioni riportate dall'Istituto Superiore di Sanità prevedono negli adulti con celiachia una valutazione densitometrica dopo almeno 18 mesi dalla diagnosi. Il percorso clinico può comprendere anche il controllo delle carenze nutrizionali, mentre l'attività fisica regolare, un'alimentazione equilibrata e un adeguato apporto di nutrienti contribuiscono alla prevenzione. È importante eseguire gli accertamenti diagnostici per la celiachia prima di eliminare autonomamente il glutine, perché modificarne il consumo può interferire con l'attendibilità degli esami.

Le iniziative di prevenzione e gli screening organizzati in Sicilia

L'Associazione Italiana Celiachia (AIC), la Federazione Italiana Osteoporosi e Malattie dello Scheletro (FEDIOS) e la Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell'Osso (FIRMO) hanno unito le proprie iniziative di sensibilizzazione. Rossella Valmarana, presidente della prima associazione, richiama l'attenzione sulle manifestazioni extraintestinali della malattia. Mario Sfrappini, alla guida della federazione, sottolinea la necessità di prevenire le fratture, mentre Maria Luisa Brandi, presidente della fondazione, evidenzia le conseguenze delle carenze nutrizionali. La campagna nazionale utilizza il messaggio «Ama le tue ossa. Proteggi il tuo futuro. Non farti rompere dall'osteoporosi» e comprende anche la presentazione di OSTEOBUDDY, un servizio informativo riservato agli associati.

Una delle iniziative territoriali si svolge a Venetico, in provincia di Messina, presso il Centro Diagnostico CID, con inizio alle ore 9. La sezione siciliana della federazione ha organizzato colloqui con professionisti medici e questionari dedicati alla valutazione del rischio di fragilità scheletrica. Il direttore scientifico Ferdinando D'Amico ha ricordato che l'osteoporosi non riguarda esclusivamente le persone anziane: in Italia interessa circa 4 milioni di individui, tra cui 3,2 milioni di donne e 800 mila uomini sopra i 50 anni. All'iniziativa partecipano anche rappresentanti del Comitato consultivo dell'ASP di Messina, il presidente Antonio Giardina, la vicepresidente Giovanna Maio e i radiologi Filippo e Dario Iannelli.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.