Celiachia, quasi 280mila casi nel 2024 ma resta il nodo dei sommersi
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Redazione Salute
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L’aumento delle diagnosi di celiachia registrato nel corso del 2024, un dato che porta il numero totale dei pazienti in Italia a sfiorare quota 280mila, rappresenta in larga parte il recupero dei test diagnostici rimandati durante gli anni della pandemia. È questa, in sostanza, l’indicazione che emerge dalla “Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia - anno 2024”, pubblicata dal ministero della Salute: il saldo positivo, pari a quasi 14mila nuove unità, segna un ritorno ai livelli pre-Covid piuttosto che un’impennata improvvisa dell’incidenza della malattia. A guardare i numeri nel dettaglio, i pazienti censiti sono 279.512, di cui 85.238 maschi e 194.274 femmine, a conferma di una prevalenza storicamente più alta nella popolazione femminile.
Il nodo dei costi e la spesa del Servizio sanitario nazionale
Al di là del dato epidemiologico, che fotografa una prevalenza nazionale allo 0,47%, la relazione getta luce su un aspetto cruciale per la vita quotidiana dei pazienti, ovvero i costi della cosiddetta “terapia alimentare”. Il Sistema sanitario nazionale, nel 2024, ha corrisposto quasi 273 milioni di euro per l’erogazione degli alimenti senza glutine in esenzione, con una spesa media pro-capite di circa 975 euro. Un impegno finanziario notevole, che si accompagna a un altro dato strutturale: la spesa per i buoni pasto nelle mense e la formazione degli operatori del settore, ambiti per i quali nel 2025 lo stanziamento ha superato gli 895mila euro (di cui oltre 324mila destinati ai pasti e 571mila alla formazione). In questo quadro, l’Associazione italiana celiachia ha sollevato una questione precisa, e cioè che i rincari generali rischiano di erodere il potere d’acquisto del contributo mensile, fissato mediamente attorno ai 100 euro a testa.
I numeri sommersi e lo screening pediatrico
Il paradosso, sottolineato con forza dagli stessi rappresentanti dei pazienti, è che i 280mila diagnosticati rappresentano meno della metà delle persone che si stima siano affette. Si parla di circa 300mila celiaci “sommersi”, un divario che rende urgente l’implementazione di strategie di screening più aggressive. Proprio per intercettare i malati silenti, il Parlamento aveva previsto un programma di screening in età pediatrica, e i primi risultati – sebbene limitati a un progetto pilota condotto in quattro Regioni (Lombardia, Marche, Campania e Sardegna) – hanno fornito indicazioni significative. Su 5.535 bambini arruolati, quasi il 4% ha presentato marcatori indicativi della patologia, mentre l’analisi genetica ha evidenziato una predisposizione particolarmente elevata in Sardegna, dove il 57% dei piccoli esaminati è risultato geneticamente a rischio.
Verso una diagnosi senza biopsia anche negli adulti
Proprio il tema dell’identificazione precoce dei casi, specialmente in assenza di sintomi eclatanti, si intreccia con l’evoluzione delle linee guida diagnostiche. Da tempo, per i bambini, è prevista la possibilità di diagnosticare la malattia senza ricorrere alla biopsia intestinale, laddove i valori degli anticorpi anti-transglutaminasi superassero di dieci volte la soglia normale. Oggi, il dibattito scientifico – alimentato anche durante i congressi promossi dalla Società Italiana di Gastroenterologia – si sta concentrando sull’estensione di questo approccio “no-biopsy” anche ai pazienti adulti. L’obiettivo è duplice: ridurre i tempi della diagnosi e abbassare la soglia di accesso ai controlli, nella speranza di prosciugare quel bacino di sommersi che, al momento, rappresenta la vera criticità del sistema. Le Regioni con la prevalenza più alta restano la Valle d’Aosta (0,59%), seguita da Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%), aree dove il fenomeno è monitorato con particolare attenzione.
Meta Description: Aumentano le diagnosi di celiachia in Italia: 14mila nuovi casi nel 2024, ma restano 300mila sommersi. I costi e lo screening pediatrico.




