Sciopero dei balneari: divisioni e proteste contro il governo
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Redazione Interno
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In seguito alle promesse elettorali non mantenute, i concessionari balneari hanno deciso di scioperare questa mattina, chiudendo gli stabilimenti fino alle 9:30. La protesta è stata organizzata da Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti, due storiche associazioni del settore, in risposta alla mancata risposta del governo sulla questione delle concessioni.
Promesse elettorali disattese
Le promesse elettorali delle destre ai concessionari balneari risalgono a maggio e settembre 2022, quando Giorgia Meloni e Maurizio Gasparri avevano assicurato il loro impegno per difendere il futuro delle imprese e dei lavoratori del settore. Tuttavia, a due anni di distanza, non sono stati fatti passi avanti nella trattativa con l'Unione Europea.
Divisioni tra i concessionari
La categoria dei concessionari balneari si è spaccata sulla decisione di scioperare. Mentre Sib-Confcommercio e Fiba-Confesercenti hanno aderito alla protesta, altre sigle come Assobalneari, Federbalneari, Cna e La Base Balneare con Donnedamare hanno deciso di non partecipare, preferendo continuare a dialogare con il governo e la Commissione Europea.
Un atto dimostrativo
Lo sciopero, che prevede la chiusura degli stabilimenti solo per due ore, rischia di trasformarsi in un semplice atto dimostrativo. L'orario scelto, infatti, è il meno affollato della giornata e molti stabilimenti non hanno neanche aperto alle 9:30. La protesta è stata ulteriormente raffreddata dalle divisioni interne alla categoria e dalla mancanza di adesione da parte di alcune associazioni.
Il governo studia proroghe differenziate
In risposta alle proteste, il governo sta valutando l'ipotesi di proroghe differenziate per le concessioni balneari. Tuttavia, la questione rimane irrisolta e i concessionari continuano a chiedere un intervento normativo che possa garantire il futuro delle loro attività.




