Troy Baker, la voce di Joel, vuole creare il proprio studio di videogiochi

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Troy Baker, il cui nome è ormai un’ossatura portante del gaming narrativo moderno, ha deciso che è tempo di smettere di prestare il volto e la voce ai capolavori altrui – da The Last of Us a Death Stranding, passando per l’iconico Indiana Jones – per tentare un’impresa ben più rischiosa e affascinante: fondare un proprio studio di sviluppo. L’attore, che ha recentemente rivelato le sue ambizioni nel corso di un’intervista rilasciata a Kinda Funny Games, non sembra però vittima di quella fretta che spesso brucia le giovani software house. Anzi, è proprio la calma a caratterizzare il suo approccio, quasi come se volesse assorbire ogni singola lezione appresa in anni di set prima di mettere la prima pietra di questa nuova avventura imprenditoriale.

L’arte di imparare dai giganti (senza farsi schiacciare)

Baker ha avuto il privilegio, raro anche per i volti noti del settore, di osservare da vicino il lavoro di alcuni dei creativi più influenti della storia recente; parliamo di menti come Hideo Kojima, Neil Druckmann e Todd Howard. “Ho avuto l’incredibile opportunità di lavorare con i migliori”, ha spiegato l’artista, sottolineando come il desiderio di mettersi in gioco nasca proprio dalla volontà di prendere quei principi – e quelle sconfitte – per plasmare qualcosa di radicalmente nuovo. Non si tratta, quindi, di un semplice attore che cerca di scrivere una sceneggiatura, ma di un vero e proprio artigiano che ha studiato i meccanismi della produzione, dalla direzione creativa alla gestione del team, e che ora si sente pronto per dirigere l’orchestra.

L’effetto Salim e la costruzione di una squadra

A fungere da catalizzatore per questa ambizione, come ha raccontato lo stesso Baker, è stato il percorso di Abubakar Salim, attore di *Assassin’s Creed Origins* che ha saputo trasformarsi in capo studiò fondando Surgent Studios. Baker non vuole però limitarsi a emulare; la sua visione è quella di costruire una realtà solida, circondandosi di persone di cui si fida ciecamente. “Voglio costruire un team. Sono entusiasta all’idea di fondare uno studio con persone con cui ho lavorato, di cui mi fido, e dire: ‘Ecco la mia idea. Come potete renderla migliore?'”, ha dichiarato. L’accento, in questo progetto, è posto sulla collaborazione orizzontale e sulla responsabilità reciproca, lontana dagli squilibri di potere che spesso caratterizzano i grandi colossi.

L’eredità di Joel e il futuro del personaggio

Se da un lato Baker guarda al futuro da imprenditore, dall’altro non può certo sottrarsi alle domande sul suo passato più celebre: Joel Miller. In un’industria dove i confini tra gaming e intrattenimento mainstream sono sempre più permeabili – basti pensare alla coabitazione con Pedro Pascal nella serie HBO – l’attore ha voluto chiarire un punto cruciale. “So per certo che non abbiamo visto l’ultimo di Joel”, ha affermato, alimentando le speculazioni su un possibile ritorno del personaggio, che sia per mano di Naughty Dog o di qualcun altro. Baker ha elogiato la serie televisiva per aver abbattuto la “barriera d’ingresso” al franchise, ma ha ribadito con forza il desiderio che l’interpretazione videoludica non venga dimenticata, auspicando anzi che il personaggio venga “proliferato in più media” per dimostrare l’impatto culturale che ha avuto.

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