Basta Suv, il futuro di Maserati passa per un drastico cambio di rotta nel segno del design

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Non è certo un periodo semplice, per la casa del Tridente, alle prese con un bilancio che imporrebbe ben altre riflessioni se non fosse per la fiducia che il gruppo Stellantis continua a riversare sul marchio; eppure, proprio mentre i numeri delle vendite segnano il passo toccando il minimo storico degli ultimi quattordici anni, dalla dirigenza arriva un’indicazione netta e forse controcorrente, se si considera l’andamento del mercato contemporaneo. Ralph Gilles, responsabile del design per l’intero gruppo Stellantis e figura di spicco nel panorama automobilistico internazionale, ha rilasciato un’intervista a Car Design News nella quale delinea quella che appare come una vera e propria inversione di tendenza per il futuro prossimo della produzione modenese. Il fulcro del ragionamento, che Gilles espone con una franchezza che non ammette fraintendimenti, risiede in una personale e ormai profonda insofferenza verso la categoria dei Suv, quei veicoli a ruote alte che, per oltre un decennio, hanno dettato legge non solo in termini di volumi di vendita ma anche, e forse soprattutto, nell’immaginario collettivo dei consumatori e nelle strategie industriali dei costruttori.

Il Tridente come laboratorio creativo, il ritorno alle berline e alla sperimentazione

La dichiarazione di Gilles, che non esita a utilizzare un'espressione colloquiale e diretta come “sono stufo dei Suv” per descrivere il proprio stato d’animo e, presumibilmente, quello di una parte consistente del settore, si inserisce in un contesto più ampio di ripensamento del ruolo stesso che Maserati è chiamata a ricoprire all’interno della galassia Stellantis. Il marchio del Tridente, a suo dire, deve tornare a essere il laboratorio creativo del gruppo, quel luogo privilegiato dove sperimentare nuovi linguaggi stilistici e dove osare con forme e volumi diversi dal passato recente. La pressione, racconta il designer, arriva anche dal basso: sono molti, sempre di più, a chiedere a gran voce il ritorno delle berline, e persino i giovani progettisti, quelli che guardano al futuro con gli occhi di chi quel futuro lo dovrà costruire, manifestano un interesse crescente verso le hatchback, evocando il ricordo di icone come le Gti degli anni Ottanta, automobili che di certo non avevano l’imponenza e la massa dei moderni Sport Utility Vehicle.

L'azienda ripensa le proprie silhouette tra difficoltà di mercato e nuove strategie industriali

Che si tratti di una svolta ponderata e non di una semplice provocazione estiva lo confermano, del resto, anche le mosse che lo stesso gruppo sta mettendo in campo su altri fronti, come la recente presentazione di concept e modelli che iniziano timidamente a voltare le spalle alla monocultura del Suv. Nel caso specifico di Maserati, poi, il cambio di rotta annunciato da Gilles si intreccia inevitabilmente con le difficoltà oggettive che l’azienda sta attraversando: il 2024 si è chiuso con un rosso di 701 milioni di euro, e la produzione degli stabilimenti italiani, in particolare quello storico di Modena, ha subìto contrazioni drammatiche, tanto da far scattare gli ammortizzatori sociali e da far temere per l’occupazione. A questo si aggiunge un quadro internazionale che si fa di mese in mese più complesso, con il mercato cinese in forte rallentamento e quello statunitense, che vale da solo circa il quaranta per cento del fatturato del Tridente, reso improvvisamente più ostico dalla nuova amministrazione Trump e dalla decisione di inasprire i dazi doganali sulle auto europee non prodotte all’interno dei confini americani.

Oltre l’estetica: la strategia di rilancio punta su esclusività e personalizzazione spinta

La visione di Gilles, che in fondo tratteggia un futuro fatto di linee più tese e pulite e di una maggiore attenzione al coefficiente aerodinamico, va dunque a innestarsi su un piano di rilancio ben più articolato, che i vertici di Maserati stanno cercando di mettere a punto in un momento di passaggio delicatissimo per l'intero gruppo. Jean-Philippe Imparato, prima, e Santo Ficili, poi, hanno avviato una riflessione profonda su come riportare il marchio alla desiderabilità e, soprattutto, alla redditività, partendo dal presupposto che non sarà più la quantità a fare la differenza: l'obiettivo, stando a quanto dichiarato dagli stessi manager, non è inseguire i volumi del passato, quelli che nel 2017 avevano portato Maserati a consegnare oltre cinquantunomila vetture, ma puntare sulla qualità e sull'esclusività, riducendo la produzione a una forbice compresa tra le quindicimila e le ventimila unità annue, un numero che garantirebbe la sopravvivenza del marchio e, al contempo, ne aumenterebbe la rarità e, di riflesso, il valore residuo. In questo senso, l'abbandono della politica degli stock e delle auto pronta consegna in favore di un sistema basato interamente sull'ordinativo, con un'ampissima possibilità di personalizzazione attraverso il programma Fuoriserie, rappresenta un tassello fondamentale di una strategia che punta a fare di ogni Maserati un oggetto pressoché unico, cucito addosso ai desideri del cliente. E se la strada maestra sarà quella di allontanarsi dall'omologazione dei Suv per abbracciare nuovamente la nobiltà delle berline, come lascia presagire l'ormai prossimo arrivo di una nuova generazione della Quattroporte, non resta che attendere di vedere quali forme prenderà, concretamente, questa rivoluzione annunciata.

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