Esplode la rabbia in Francia, mentre la strategia di Macron finisce sotto accusa
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Redazione Esteri
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La Francia è nuovamente scossa da un'ondata di protesta, che si diffonde per le piazze del Paese con una virulenza tale da riportare alla memoria, seppur con dinamiche profondamente diverse, i fantasmi dei gilets jaunes. Cortei e manifestazioni, che hanno visto momenti di forte tensione con le forze dell'ordine, hanno prodotto un bilancio pesantissimo: 473 arresti, 267 incendi e 13 agenti rimasti feriti. Numeri che, al di là della fredda statistica, fotografano una contestazione radicale e per certi versi inedita, la cui parola d'ordine è "Bloquons tout", blochiamo tutto. Un obiettivo che non ambisce a diventare un programma di governo, ma che si configura piuttosto come un urlo di dolore, radicale e generico, alimentato dagli strumenti del web e cavalcato da una base mediamente più giovane e istruita rispetto a quella delle precedenti proteste.
Il ministro dell'Interno ha denunciato senza mezzi termini quelle che ha definito infiltrazioni da parte del partito di Jean-Luc Mélenchon, attribuendo alla sinistra radicale una regia nell'escalation della violenza. D'altro canto, gli stessi organizzatori delle prime manifestazioni hanno preso le distanze dagli episodi più gravi, lamentando un "tradimento" del messaggio originario di protesta. Questo dualismo tra un malcontento popolare genuino e le strumentalizzazioni politiche rappresenta il cuore del dilemma che attanaglia l'Eliseo.
In questo contesto già teso, la scelta del presidente Macron di nominare Sébastien Lecornu nuovo primo ministro è stata interpretata da molti osservatori, come la politologa Blanche Leridon dell’Institut Montaigne, come un passo potenzialmente controproducente, capace di "esasperare ulteriormente la collera". Lecornu è visto infatti come l'incarnazione vivente di quella stessa élite chiusa su sé stessa che la piazza accusa di essere distante dalla gente e dalle sue quotidiane difficoltà. Una distanza che rievoca, in termini moderni, la proverbiale – sebbene storicamente inesatta – frase attribuita a Maria Antonietta: "Che mangino brioche".




