La Juve resta la Juve, ma Thiago Motta non è all’altezza

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Juventus, nonostante il suo passato glorioso e il peso di un nome che evoca trionfi e ambizioni, ha fallito il primo obiettivo stagionale: raggiungere gli ottavi di finale di Champions League. Un traguardo che, oltre a rappresentare un punto di orgoglio, era stato fissato come obbligo nel budget societario, soprattutto per ragioni economiche. Eppure, contro un PSV Eindhoven tecnicamente inferiore ma più determinato, i bianconeri hanno perso l’occasione, complicandosi la vita già nella partita di andata e chiudendo in modo inglorioso il loro cammino europeo.

Thiago Motta, allenatore della Juventus, si è trovato al centro delle critiche. Se da un lato ha saputo vincere il derby d’Italia, dimostrando di avere una certa capacità tattica, dall’altro non è riuscito a gestire una squadra che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto superare gli olandesi. Manuel Locatelli, capitano della squadra, ha espresso senza mezzi termini la delusione del gruppo: “Il PSV ha voluto la vittoria più di noi”. Una dichiarazione che suona come un’accusa velata verso l’allenatore, incapace di trasmettere quella grinta necessaria in partite così decisive.

Motta, dal canto suo, ha cercato di difendere la propria linea, sostenendo di non avere rimpianti e che rifarebbe le stesse scelte. Ma la realtà dei fatti è che la Juventus, partita da una posizione di vantaggio dopo il 2-1 a Torino, ha lasciato sfuggire l’occasione. Il pareggio di Weah al 63°, che sembrava consolidare il risultato, è stato solo un’illusione. Nei supplementari, l’energia è venuta meno e la squadra è crollata, lasciando spazio a un PSV che, pur non essendo irresistibile, ha dimostrato di saper sfruttare ogni opportunità.

La sconfitta pesa doppiamente perché arriva in un momento delicato per il calcio italiano. Insieme ad Atalanta e Milan, la Juventus è stata eliminata ai playoff da una squadra olandese, evidenziando un divario che va oltre la semplice preparazione atletica o tecnica. È una questione di mentalità, di approccio alle sfide europee, che sembra mancare alle squadre italiane.

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