Il calcio italiano si ferma (di nuovo) sul caso Dossena-Davis: razzista o vittima di un fraintendimento?
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Redazione Sport
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Mentre ci si interroga ancora una volta sul divario tecnico e sull’intensità agonistica da esportare in Europa, il calcio italiano deve fare i conti con un’immunità ancora troppo bassa nei confronti della sua piaga più triste: il razzismo. Al termine di Cagliari-Udinese, una partita priva di particolari implicazioni in classifica vista la posizione tranquilla delle due squadre a questo punto della stagione, il finale è degenerato in una rissa sfiorata che ha avuto come epicentro un’accusa gravissima. L'attaccante inglese dell'Udinese, Keinan Davis, ha letteralmente perso la testa, fino a richiedere l'intervento immediato del direttore di gara, l'arbitro Dionisi, il quale – inizialmente – aveva optato per un cartellino giallo nei confronti dell'attaccante per proteste. Un provvedimento poi revocato, quando il fischietto ha compreso la natura infamante del presunto insulto che aveva scatenato la reazione del giocatore.
La goccia che fa traboccare il vaso: l’urlo di Davis sui social
A rompere il silenzio e a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato direttamente il diretto interessato, Keinan Davis, attraverso i suoi canali social ufficiali. In una storia pubblicata su Instagram – corredata dall’immagine del diretto accusato – il calciatore non ha usato giri di parole, né quelle cautele che spesso vengono usate per descrivere episodi spiacevoli. La sua accusa è precisa e chirurgica: "Questo codardo razzista (riferendosi ad Alberto Dossena, difensore del Cagliari ndr) mi ha dato della scimmia durante la partita di oggi. Spero che la Serie A intervenga in merito, ma staremo a vedere". Una dichiarazione, la sua, che ha trasformato un parapiglia di campo in un vero e proprio caso giudiziario sportivo, costringendo le due società a schierarsi ufficialmente.
La replica a muso duro di Dossena: "Un’accusa che mi ferisce"
La presa di posizione del difensore del Cagliari non si è fatta attendere, anzi, è arrivata con il medesimo mezzo utilizzato dall’avversario per difendere la propria reputazione. Alberto Dossena ha infatti pubblicato una storia Instagram in cui respinge al mittente ogni addebito, definendo l’accusa ricevuta non solo falsa ma profondamente dolorosa: "Essere accusato di razzismo mi rattrista e ferisce – ha scritto il calciatore – È un'accusa molto pesante, mai mi passerebbe per la testa di rivolgermi ad un'altra persona, un collega, con un insulto di quel tipo. È la prima volta che mi capita una situazione del genere nella quale mi devo difendere da un'accusa infamante". Un tentativo, il suo, di chiudere la vicenda sul nascere appellandosi alla propria incensurabilità e alla totale estraneità ai fatti contestati.
Società divise e un testa a testa con la giustizia sportiva
Non è passata nemmeno un’ora dal triplice fischio dell’Unipol Domus che i legali dei due club hanno già iniziato a muoversi, trasformando la disputa in una battaglia legale a colpi di comunicati ufficiali. Da una parte, l’Udinese Calcio ha espresso "massima solidarietà e pieno supporto a Keinan Davis", definendo le offese subite come "vergognose" e assicurando che tuteleranno il proprio giocatore "in tutte le sedi appropriate", con l’obiettivo di sollecitare la giustizia sportiva a fare chiarezza. Dall’altra sponda, il Cagliari ha risposto per le rime: pur ribadendo la propria storica condanna verso ogni forma di discriminazione, la società sarda ha espresso "sorpresa e profondo disappunto" per le modalità con cui i rivali hanno gestito l’accusa, precisando che il presunto episodio non avrebbe trovato "alcun riscontro oggettivo" durante i chiarimenti avvenuti a fine gara. Un muro contro muro, insomma, dove la parola di un attaccante e quella di un difensore si equivalgono, nell’attesa che siano gli organi competenti a stabilire – come già accaduto in passato grazie alle registrazioni degli assistenti di gara o dei sistemi audio-field – se quella infamante parola sia stata davvero pronunciata o sia frutto di un tragico equivoco uditivo nel caos della fase finale del match.




