Littizzetto e le app di incontri: «Ho visto dei mostri». Toffanin la spiazza sul passeggino
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Luciana Littizzetto si è iscritta a un'app di incontri e ne è uscita con un repertorio di aneddoti che vale da solo la puntata di Verissimo. Ospite di Silvia Toffanin nel salotto di Canale 5, la comica torinese ha raccontato di aver esplorato il mondo del dating virtuale per ragioni letterarie, ovvero per scrivere il suo nuovo libro Il tempo del la la la, e di essersi cancellata quasi subito. Il bilancio dell'esperienza è condensato in una battuta fulminante: «Ho visto dei mostri».
«Ciao, mi chiamo Ciccio e sono sposato»
A colpire la comica non è stata tanto la varietà dei profili quanto la disinvoltura con cui alcuni utenti hanno gestito le informazioni più delicate. Littizzetto ha raccontato di essersi imbattuta in uomini che si presentavano con una sincerità quantomeno discutibile, come quello che dopo il saluto iniziale ha esordito con una domanda destinata a restare nella memoria televisiva: «Sono sposato, è un problema?». La risposta della diretta interessata, riportata dalle cronache della trasmissione, è stata un laconico «Ma vedi tu».
L'iscrizione, ha precisato la giudice di Tu si que vales, è stata comunque utile a comprendere le dinamiche che spingono tante amiche a creare profili per conto di una single, e l'esperienza l'ha fatta ridere.
La madre novantatreenne e il ruolo di caregiver
Il racconto si è poi spostato sulla dimensione familiare, dove Littizzetto ha descritto una quotidianità fatta di cura e di piccoli conflitti domestici. La madre Antonietta ha novantatré anni e, dopo un momento di difficoltà vissuto durante l'estate, è tornata a una condizione stabile: «Siamo ritornati più o meno in bolla», ha spiegato l'attrice, che accanto a lei svolge «un po' la caregiver».
La comica ha aggiunto che la madre continua a rimproverarla per ogni cosa e a sostenere che la colpa sia sempre sua, un copione che si ripete nonostante l'età avanzata e che lei accoglie con affetto. Il tema della cura verso i genitori anziani è stato inquadrato dalla stessa Littizzetto come una condizione condivisa da molte donne della sua generazione, quelle che nel libro diventano le «Donne del Lalala».
Il rapporto con i figli adulti e il rifiuto dei passeggini
Sul fronte dei figli, ormai trentunenni e ventinovenne, la comica ha raccontato come la relazione sia cambiata con il passare degli anni: da un rapporto «verticale», tipico dell'infanzia, si è passati a una dimensione «orizzontale», che richiede di rispettare le scelte dei ragazzi anche quando non le si condivide. È stato a quel punto che Silvia Toffanin ha provato a spiazzarla, immaginandola al parco con un passeggino e un nipote.
La replica di Littizzetto non ha lasciato margini: «Spero di no», ha detto, spiegando di doversi già occupare del cane del figlio e di non avere tempo per altro. «Ci manca solo un nipote», ha aggiunto, ricordando di aver preso i figli quando erano già grandi e di non aver mai attraversato le routine della prima infanzia.
Il libro e i sogni peccaminosi
Il pretesto dell'intera conversazione era la presentazione del romanzo, il primo di Littizzetto per Mondadori, uscito in libreria lo scorso aprile. Il volume racconta tre donne vicine ai sessant'anni, Lola, Maura e Ida, che si ritrovano in un baretto torinese per fare i conti con un tempo della vita che l'autrice definisce «friabile» e pieno di possibilità. A Verissimo la comica ha accennato anche ad aspetti più intimi, confessando di fare «sogni peccaminosi» e di dormire poco, ma di non rinunciare a un certo gusto per l'imprevisto notturno.
Il tutto senza smettere di rivendicare quella leggerezza che, nel suo caso, non è mai stata sinonimo di superficialità.
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