Le sorelle Delevingne e il caso dello spot "Tradisci lo Champagne"
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un enorme cartellone pubblicitario, comparso all'aeroporto londinese di Heathrow con l'invito a "Tradisci lo Champagne" per bere il Prosecco, ha scatenato una reazione durissima da parte del Comité Champagne, l'ente interprofessionale che da decenni tutela il celebre vino francese. Le protagoniste di questa campagna, giudicata da molti come un vero e proprio sacrilegio enologico, sono le tre sorelle Delevingne – Cara, Poppy e Chloe – che dal 2020 possiedono un'azienda vinicola, la Della Vite, situata sulle colline di Valdobbiadene. La loro provocazione, che mira a posizionare il proprio prodotto come un'alternativa audace e conveniente alle bollicine d'Oltralpe, non è passata inosservata, finendo per innescare un contenzioso che va ben al di là della semplice rivalità tra spumanti.
La lettera di richiamo del Comité Champagne
La risposta ufficiale del Comité, noto per la sua inflessibilità nella difesa della denominazione, è giunta attraverso una formale lettera, la cui diffusione è stata affidata al 'Times', nella quale si invitano con toni perentori le tre imprenditrici a cessare immediatamente qualsiasi riferimento allo Champagne nelle loro campagne di marketing. L'ente, che nel corso degli anni ha promosso e vinto numerose cause legali contro l'uso improprio del termine, anche verso marchi di lusso come Yves Saint-Laurent, considera la pubblicità delle Delevingne una palese violazione delle norme che proteggono l'indicazione geografica. La strategia comunicativa, che si basa su un paragone diretto e deliberatamente irriverente, viene pertanto interpretata non come una semplice trovata pubblicitaria, bensì come un attacco alla reputazione e all'unicità di un prodotto profondamente radicato nella tradizione e nel territorio francese.
Le ragioni di una campagna provocatoria
Dall'altra parte, l'azienda Della Vite, specializzata in un Prosecco vegano ottenuto da uve di agricoltura biologica, sembra aver costruito la sua identità di marca proprio sulla contrapposizione con lo Champagne, puntando a conquistare una fetta di mercato con un messaggio che mixa glamour, accessibilità e una vena di trasgressione. L'utilizzo di volti noti del mondo dello spettacolo, com'è noto, garantisce una risonanza mediatica immediata, amplificando il potenziale impatto della provocazione. La scelta del verbo "tradire", carico di un significato fortemente emotivo, va ben oltre le comuni strategie comparative e si addentra nel territorio della sfida aperta, cercando di creare un cortocircuito nelle abitudini di consumo degli acquirenti, ai quali si offre l'opportunità di una "scappatella" enologica, per l'appunto, dalle conseguenze ancora tutte da valutare.
Il valore legale delle denominazioni
Al di là della battaglia sui giornali, la questione solleva un punto cruciale riguardante la tutela legale delle denominazioni di origine, le quali, per essere mantenute, richiedono una vigilanza costante contro ogni forma di genericità o di evocazione indebita. Il caso evidenzia, in maniera piuttosto chiara, come il confine tra una lecita operazione di marketing competitivo e una illecita pratica di parassitismo commerciale possa essere sottile e oggetto di interpretazioni contrastanti. Mentre il Prosecco gode a sua volta di una propria tutela come Denominazione di Origine Controllata, la cui integrità è preservata da un disciplinare di produzione specifico, l'atto di invitare esplicitamente a sostituire un prodotto con un altro tocca nervi scoperti in un mercato globale sempre più affollato e aggressivo.




