Le sorelle Delevingne e lo spot Prosecco che ha scatenato le proteste dello Champagne
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Un enorme cartellone, apparso all'aeroporto di Heathrow con l'invito, perentorio e giocoso, a "Tradire lo Champagne" per abbracciare le bollicine del Prosecco, ha innescato una reazione a catena che travalica i confini della semplice rivalità enologica. La campagna, voluta dalle sorelle Cara, Poppy e Chloe Delevingne per promuovere la loro azienda Della Vite, situata nelle colline di Valdobbiadene, si è infatti scontrata con la ferma opposizione del Comité Champagne, l'organismo che tutela il celebre vino francese. L'ente, come riportato dal 'Times', ha inviato una missiva formale alle tre imprenditrici, chiedendo loro di cessare immediatamente qualsiasi riferimento alla denominazione Champagne nelle pubblicità, considerando la citazione diretta una pratica commerciale scorretta e lesiva.
La replica dei produttori francesi
La lettera del Comité, il cui contenuto è stato ampiamente divulgato, rappresenta l'atto ufficiale di una disputa che, sebbene condotta per vie legali e diplomatiche, rivela la sensibilità di un mercato, quello delle bollicine, dove la concorrenza si fa sempre più agguerrita. I produttori d'Oltralpe, i quali difendono un nome che è sinonimo di territorio, storia e un disciplinare di produzione rigidissimo, percepiscono lo slogan come un tentativo di sminuire il loro prodotto per trarre un indebito vantaggio. La strategia comunicativa, che punta a posizionare il Prosecco come alternativa giovane e accessibile, se da un lato ha il merito di essere diretta e memorabile, dall'altro rischia di scivolare in un terreno minato, quello del confronto frontale, che raramente giova a nessuno dei contendenti.
Le radici italiane del Prosecco Delevingne
Le sorelle, che hanno acquisito l'azienda nel 2020, hanno scelto di produrre un vino vegano, ottenuto cioè da uve coltivate con metodi biologici, puntando su una filosofia di produzione attenta alla sostenibilità. La loro operazione imprenditoriale, sebbene porti il nome di un cognome celebre nel mondo dello spettacolo, affonda le proprie radici in un'area geografica precisa, quella del Trevigiano, da sempre culla del Prosecco di qualità. È proprio questa appartenenza a un terroir specifico, con le sue peculiarità e la sua tradizione, che alcuni osservatori del settore evidenziano, sottolineando come la forza del prodotto italiano possa e debba risiedere nella valorizzazione delle proprie caratteristiche distintive, piuttosto che in un paragone, per quanto provocatorio, con un altro vino.
Le reazioni nel mondo del vino
La polemica, com'è prevedibile, non è rimasta confinata tra le parti direttamente coinvolte, ma ha suscitato un dibattito più ampio tra gli addetti ai lavori. Alcuni produttori della Docg Conegliano Valdobbiadene, pur comprendendo le ragioni commerciali della mossa pubblicitaria, hanno espresso un certo fastidio, ritenendo che l'accostamento forzato, oltre a non essere del tutto corretto dal punto di vista tecnico-enologico, finisca per appiattire le profonde differenze che intercorrono tra i due vini. La loro posizione, in definitiva, è che il Prosecco Superiore, con la sua identità unica, non abbia bisogno di "tradire" nessuno per affermarsi, ma possa brillare di luce propria, raccontando una storia diversa, fatta di profumi più fruttati e di una beva più immediata, senza per questo dover necessariamente sfilare al fianco dello Champagne.




